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Genova, operai ex Stoppani: “Non firmeremo una proposta ‘capestro’”

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Genova. Tra 5 giorni 12 operai della ex Stoppani dovrebbero essere fuori, a meno che non accettino quello che loro definiscono una “proposta capestro”. Per questo stamattina si sono recati in Regione, per far sentire la propria voce.

“E’ un ricatto bello e buono, ma l’assurdo è che a farlo non è Stoppani, ma sono le nostre istituzioni, una struttura commissariale che rappresenta il Governo e le istituzioni locali che non conoscono la soglia della vergogna – spiega Nicola Seminatore, operaio – Questo oggi vale per noi, ma domani varrà per chiunque troverà la sua vita nella mani di queste persone che ci amministrano. Oggi non esiste nessuna destra e sinistra e l’unica speranza che abbiamo è quella nelle persone”.

Per avere una proroga del contratto fino al prossimo marzo, i 12 operai in questione dovrebbero rinunciare a tutte le cause pendenti. “Forse riusciranno a farci fuori prima, ma comunque a marzo saremo fuori definitivamente – continua Seminatore – Proprio noi che ci siamo battuti per il commissariamento finiremo in mezzo a una strada, il commissariamento è già costato ai contribuenti 50 milioni di euro e 4 anni di stato di emergenza e tutti si girano dall’altra parte. Basta passare di lì, però, per vedere che la fabbrica è ancora intatta”.

“Ci trattano così perché non siamo cortigiani abbastanza, perché non abbiamo preso una tessera (Cgil) – spiega – Se molte persone hanno perso la vita in quella fabbrica e a loro è stato persino tolta l’esposizione all’amianto, è tutto dipeso dalla totale assenza di rappresentanza da parte di quella realtà che elargisce proprio quella tessera. Qui non è un discorso politico, ma è un non condividere quello che è avvenuto lì dentro. Noi non firmiamo, è da dieci anni che viviamo un incubo e almeno la dignità non ce la facciamo levare”.