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Genova, industriali scendono in piazza: cose da “terzo valico”

Genova. Il ricordo va al 1989: gli industriali scesero in piazza a sostegno della liberalizzazione delle banchine del porto di Genova: il risultato fu, a detta di Giovanni Calvini, una sorta di rivoluzione.
Ora gli industriali genovesi annunciano il loro ritorno in piazza e lo fanno affinché i lavori per il terzo valico partano.

“Siamo esasperati”, dice però con estrema calma e cautela Calvini “e questo è il segno tangibile della nostra esasperazione. Noi siamo sì abituati a lavorare per il territorio, ma lo facciamo con le nostre imprese non scendendo in piazza”.

Lo studio che ha effettuato Confindustria Genova parla di 5.000 posti di lavoro che nascerebbe grazie al cantiere e al suo indotto, un futuro di centralità per la città che invece sarebbe scalzata.
Secondo Confindustria è proprio questo il momento giusto per far sentire la propria voce, considerando la discussione per la nuova finanziaria, bisogna far comprendere a chi governa che quella del terzo valico è un’opera fondamentale. Cercheranno di dimostrarlo grazie a uno studio effettuato in questo ultimo anno e che verrà consegnato al Prefetto di Genova proprio lunedì 4 luglio e da lui si spera arrivi nelle mani di Giulio Tremonti.

La questione ora è tutta legata alla seconda tranche, la prima è già stata stanziata la seconda è bloccata. Parteciperà alla manifestazione la maggior del mondo produttivo genovese: Spediport, Ascom-Confcommrecio, Assagenti, Cna, Confesercenti, Confartigianato, Dixet. Nonostante i sibillini mugugni provenienti anche da Carlo Bernaschi sull’inopportunità di questo sciopero.

”Il Governo deve mettere in atto ciò che è già stato deliberato dal Cipe – commenta Calvini – ovvero disporre la seconda tranche per l’esecuzione dell’opera e far sì che si possa aprire finalmente il cantiere”. Quanto alla “telenovelas chiamata terzo valico”, secondo Calvini “è mancata la volontà politica” anche quando i soldi a disposizione c’erano. A maggior ragione oggi, in una situazione di risorse congiunturali scarse, bisogna rilanciare sugli investimenti per sostenere la situazione delicata dei conti pubblici”, conclude il presidente di Confindustria Genova.

I soldi dunque, una metà dovrà metterli il governo considerato che un’opera che potrà dare i suoi frutti solo in futuro. L’altra metà? La Carige già si era detta pronta qualche anno fa, si parla anche del possibile coinvolgimento di nuove banche del nord.

E’ certo che però si debba sbloccare e fare pressione su Roma. “Strano che lo facciano solo i genovesi” si stupisce Calvini “perché mai i milanesi non si interessino a un’opera che li porterebbe qua in 40 minuti?”.