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Genova, consiglio direttivo Upi: “Le Province pesano solo l’1,59% sulla spesa pubblica”

Genova. La spesa annua delle Province italiane rappresenta solo l’1,59% del totale della spesa pubblica, ovvero 12 miliardi e 158 milioni di euro all’anno su 815 miliardi di euro (dati 2010). Lo ha ricordato questa mattina a Genova, citando una fonte indiscutibile come il Ministero dell’economia, l’Upi, l’unione delle Province Italiane, che ha tenuto nel capoluogo ligure il suo consiglio direttivo.

Con gli stessi dati del dicastero tremontiano, quindi, che da anni impone
durissimi tagli ai trasferimenti agli enti locali, l’Upi smentisce i luoghi comuni su cui si basano i ricorrenti propositi di abolizione delle Province avanzati dal Parlamento come misura di contenimento della spesa pubblica.

“Trovo sorprendente – ha dichiarato Fabio Melilli, presidente del consiglio direttivo dell’Upi nonché della Provincia di Rieti – che i rappresentanti dei cittadini in parlamento confondano il taglio dei costi della politica con un attacco all’architettura istituzionale su cui si fonda il Paese, anche perché se vengono abolite le province poi devono spiegarci chi svolgerà le loro funzioni”.

Sulla stessa linea il presidente della Provincia di Genova Alessandro Repetto, padrone di casa del consesso odierno, che ha parlato di “ondata speculativa e di disinformazione sulle Province, che costano molto meno rispetto ai santuari della politica che nessuno osa attaccare”, rilanciando anzi la funzione degli enti che la Costituzione e le legge dello Stato hanno posto in posizione intermedia fra Regioni e Comuni: “Il parlamento – ha esortato Repetto – pensi piuttosto ad
approvare la Carta delle autonomie, legge da tempo ferma in Senato, che una volta entrata in vigore diraderebbe l’attuale bosco delle competenze amministrative fra enti locali”.

La Carta delle autonomie, sul cui faticoso iter parlamentale ha dato ragguagli al consiglio direttivo dell’Upi il prof. Stelio Mangiameli, è lo strumento legislativo che intende dare attuazione alla riforma in senso federalista del titolo V della Costituzione e alla legge del 2009 sul federalismo fiscale, dotando quindi gli enti locali di autonomia finanziaria e trasferendo loro nuove funzioni amministrative.

L’Upi, pur ferma e compatta nel respingere l’attacco all’esistenza delle Province, è tuttavia aperta a un confronto con gli i suoi interlocutori istituzionali, governo e parlamento, e anzi ha già pronta una bozza di proposta alternativa di contenimento dei costi pubblici.

“Punto centrale della bozza – spiega Melilli – è il taglio degli oltre 7.000
enti strumentali (consorzi, aziende, società), che occupano circa 24.000 persone nei consigli di amministrazione, che impropriamente esercitano funzioni tipiche di Province e Comuni. Il costo di questi amministratori è pari a 2,5 miliardi, 22 volte il costo dei 4.000 amministratori provinciali. Altri 3 miliardi si potrebbero risparmiare tagliando i 318.000 incarichi di consulenza nella Pubblica Amministrazione”.

Un’altra apertura è arrivata da Piero Antonelli, direttore generale dell’Upi: “Siamo disponibili a razionalizzare il sistema delle Province, che oggi è diventato forse ipertrofico. Si può vedere si ridurle, anche il modo considerevole, con intelligenza”.

Infine Dario Galli, vicepresidente vicario dell’Upi nonché presidente della Provincia di Varese, ha esaminato la manovra finanziaria, che l’Upi giudica comunque pesante per le Province: “Fortunatamente, rispetto alla prima bozza, è stato eliminato il taglio di 400 milioni nel 2013 e di 800 nel 2014 ai trasferimenti dello stato ai nostri enti”.