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Cronaca

G8, Covell cittadino onorario: “Si deve muovere anche la politica”

Genova. “Lotterò fino all’ultimo per ottenere la verità”. Mark Covell, il giornalista inglese che nel 2001 subì, insieme ad altri, il pestaggio alla scuola Diaz, ha ricevuto la cittadinanza onoraria della città di Genova, come deliberato ieri dalla Giunta comunale.

Alla presenza del sindaco Marta Vincenzi, visibilmente commossa, che dieci anni fa in qualità di presidente della Provincia e ancora oggi come primo cittadino, continua a chiedere la “verità politica”, il reporter si è detto onorato, ma non ancora è pacificato con il ricordo di quei giorni.

“Non è stata fatta giustizia, serve la verità” ha ripetuto anche oggi a margine della celebrazione. “E’ importante che le persone parlino e raccontino cosa è davvero successo”. I coni d’ombra che tormentano Covell partono dalla scuola Diaz, ma anche dalla Caserma di Bolzaneto e si estendono fino alle forze di polizia, da cui il giornalista aspetta e si augura, “una presa di responsabilità”.

A differenza di molti altri che, per rimuovere dalla memoria quel 21 luglio di dieci anni fa, hanno voluto cancellare anche la città, non facendo più ritorno a Genova, Mark Covell negli anni “è costantemente tornato, in un rapporto ossessivo sia con il ricordo, sia con la città”, come testimonia Lavinia Botto, una delle rappresentanti del suo staff legale.

“Quando Covell dichiara di lottare per arrivare alla verità, parla di un lavoro morale, ma anche e soprattutto fisico – spiega Botto – oltre che giornalista è anche un tecnico con competenze software in ambito web. Dal 2001 ha condotto un lavoro certosino di pulizia di tutti i video, in modo da consegnare ai periti frammenti e immagini in grado di diventare prove”.

Covell porta ancora addosso i segni del pestaggio di dieci anni fa: non solo nel fisico, combattivo ma emaciato, ma anche a livello psicologico. “Nel processo la perizia psichiatrica di parte lo ha confermato – sottolinea l’avvocato Botto – Covell ha subito una violenza fisica di cui oggi porta ancora dentro i segni. Però, grazie al lavoro che costantemente porta avanti con il Genoa Legal Forum, è riuscito negli anni a cambiare il rapporto con la città: Genova per lui non è più solo il luogo dove è stato barbaramente picchiato, ma anche il luogo dove cercare giustizia”.

Covell ha poi aggiunto: “Quello che è successo alla Diaz è chiaro e adesso è compito del Governo italiano e delle popolo italiano per capire e raccontare cosa è accaduto a Genova nel luglio del 2001. Per ottenere giustizia ci vorrà ancora del tempo, aspettiamo la sentenza della Corte di Cassazione a Roma, stiamo ancora aspettando la data, stiamo ancora aspettando una compensazione rispetto a quanto accaduto, stiamo provando anche a parlare con il Governo italiano, ma non abbiamo ancora ottenuto alcuna risposta finora. Stiamo aspettando anche una commissione d’inchiesta sulla Diaz in Parlamento, affinché davvero diano delle risposte per quello che è accaduto”.

Insomma non si stratta solo di giustizia ma anche di verità, di una ricostruzione che possa esser il più possibile condivisa e riconosciuta: dai manifestanti, dalle forze dell’ordine e dalla politica: “Sto sperando con tutte le mie forze che ci sia da parte della politica un cambiamento di atteggiamento, ma temo sia ancora lunga la strada che concluderà questo percorso”, ha concluso Covell.

Sergio Splendore – Tamara Turatti