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Cronaca

Droga nel carcere di Marassi, il direttore: “Non mi sorprende”

cella carcere

Genova. Droga dietro le sbarre, all’interno del carcere di Marassi. E’ quanto è emerso stamattina dall’operazione “Spiderman”, con cui i carabinieri del nucleo investigativo di Genova hanno sgominato un cartello italo-albanese dedito allo spaccio di cocaina. Secondo gli investigatori un filone di spaccio era collegato anche al penitenziario genovese: la droga arrivava all’interno tramite le donne, principalmente fidanzate o mogli, che la nascondevano senza farsi scoprire.

“Non mi sorprende – ha commentato il direttore dell’istituto di pena di Marassi, Salvatore Mazzeo – da sempre i familiari tentano di introdurre gli stupefacenti in carcere. Ogni tanto, grazie alle unità cinofile, abbiamo intercettato hashish o eroina, sempre in piccole quantità”.

Un binomio, stupefacenti-carcere, che non fa clamore: a Marassi ci sono attualmente 350 detenuti tossicodipendenti, quasi la metà della capienza totale. “All’interno del carcere abbiamo il servizio Sert che si occupa della loro condizione, ma non sempre le cure si rivelano adeguate”. La dipendenza dalla droga continua spesso anche “dietro le sbarre” come confermato dal direttore: “Una volta dall’esterno hanno catapultato sacchetti di plastica con hashish o cocaina ma li abbiamo recuperati in tempo”.

Ma il fenomento droga in carcere ha diverse facce: più di una volta, a muovere le fila dello spaccio è stato anche il personale interno. “In diverse occasioni abbiamo collaborato con le forze dell’ordine dando il nostro apporto anche per l’arresto di agenti penitenziari, due in tre anni”.

C’è poi un altro aspetto che secondo Mazzeo non è adeguatamente considerato: “Il tossicodipendente non dovrebbe scontare la pena in carcere, ma in un’apposita comunità terapeutica, dove poter risolvere adeguatamente la dipendenza fisica e psicologica”.