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Cup di via Bari, Marenco: “Chiusura inaccettabile, rischiamo di rimanere senza servizi”

Genova. Primo giorno di chiusura per il Centro Cup prelievi in via Bari, nel popoloso quartiere di Oregina. Scaduta la proroga di sei mesi, che doveva servire per abbassare i costi di affitto e gestione, il portone è stato tassativamente chiuso, nonostante l’opposizione di cittadini, comitati di quartiere e dei Municipi interessati.

Il Cup di via Bari, infatti, pur essendo nel territorio di competenza del Municipio Centro Est, è in realtà più frequentato dagli abitanti del Centro Ovest. Dal mondo politico, e in particolare dalla Lega Nord, sono arrivate forti proteste “chiuderlo è peggio di un tradimento” aveva sentenziato ieri Edoardo Rixi, consigliere regionale ed esponente di spicco del Carroccio. Nonostante la distanza politica, il commento del presidente del Muncipio Centro Ovest, Franco Marenco, è dello stesso tenore: “Una chiusura inaccettabile”. Secondo Marenco infatti “questo provvedimento andrebbe a penalizzare ancora una volta il centro ovest. Non si può parlare di continue chiusure – avvisa facendo riferimento all’ipotesi di serrata dell’ospedale Villa Scassi per far fronte al nuovo ospedale – rischiamo, davvero, di rimanere senza servizi”.

Il disappunto nasce anche dal mancato coinvolgimento: “dopo l’impegno preso a gennaio – spiega ancora Marenco – per cui il luogo doveva diventare presidio sanitario, non siamo più stati contattati, ora ci ritroviamo con un giro di diverse migliaia di persone costrette ad andare alla Fiumara, naturalmente tenendo conto degli autobus tagliati”.

Lunedì il presidente di Municipio incontrerà l’assessore regionale alla Sanità Montaldo, ma non sono escluse future azioni di protesta. Anche l’altro presidente coinvolto, Michele Razeti, neo eletto nel Municipio Centro Est, ha dichiarato di non voler rinunciare a un presidio “importantissimo per il territorio”.
“Ieri ho parlato con l’assessore Montaldo – ha commentato Razeti – la questione è già sulla scrivania del nuovo direttore Asl. Una soluzione va trovata al più presto – conclude – quando un servizio pubblico viene a mancare, sul territorio nasce una nuova sofferenza”.