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Politica

Caso operai Stoppani: “Ci sbattono fuori, siamo diversi?”

nicola seminatore, ex stoppani

Genova. Piacerebbe definirla una situazione kafkiana, quella dei dodici operai della Stoppani il cui contratto – dopo tutte le rassicurazione del caso – non è stato equiparato a quello dei restanti colleghi. Purtroppo non è una situazione kafkiana e non ha a che fare con la burocrazia.

Riepiloghiamo velocemente: la Stoppani, la fabbrica che ha operato per anni tra Arenzano e Cogoleto, da anni è in dismissione ed è commissariata (in emergenza, ovviamente, che dura da 4 anni). Nel sito dovrebbero lavorarci 20 operai proprio per mansione di mantenimento di sicurezza del sito. Qualche tempo fa, invece, si scopre che dodici di questi 20 operai hanno un contratto diverso, che non scade a dicembre come tutti gli altri, e che da lì a poco gli operai saranno reinseriti nel mercato del lavoro dopo appositi corsi di formazione.

I dodici operai trasecolano, e come sempre hanno fatto quando c’è stata una qualche emergenza nella loro fabbrica (non solo legate prettamente al loro posto di lavoro) ricorrono a tutti i mezzi per ottenere quello che appare come una giusta equiparazione della loro condizione di lavoro a quella dei colleghi. La politica interviene, l’assessore Renato Briano si schiera a loro favore, il presidente Claudio Burlando non sembra aver dubbi. La scorsa settimana il procedimento per equiparare la condizione dei lavoratori è introdotto nell’ordine del giorno della Regione e approvato all’unanimità.

Tutto tranquillo. Tutto logico e scontato. Ieri si scopre invece che quell’indirizzo non è stato recepito dal commissario straordinario: insomma il contratto di questi dodici operai, che da anni prestano il loro servizio alla Stoppani, e che alla fabbrica erano rimasti legati anche nel commissariamento, non sarà più equiparato a quello dei colleghi che apparentemente hanno le stesse identiche mansioni (cioè il mantenimento di sicurezza nel sito).

La prima difesa di questa fetta del mondo operaio arriva dal consigliere Raffaella Della Bianca (Pdl): “Settimana scorsa abbiamo avuto l’incontro con questi dodici operai per equiparare il loro contratto rispetto agli altri lavoratori che sono nella fabbrica”. In tutto sono venti persone che legano il loro contratto all’emergenza e quindi alla scadenza del 31 dicembre. “Venerdì mi sono recata personalmente dal presidente Monteleone che ha inserito la questione all’ordine del giorno – spiega l’esponente Pdl – il tutto è stato votato all’unanimità, trasmesso il tutto al commissario straordinario della Stoppani, però a ieri i dodici operai sono fuori, poco fa ho parlato con il capogruppo Niccolò Scialfa affinché si attivi presso il presidente Burlando per risolvere questa questione, perché le dichiarazioni della Giunta di qualche giorno fa erano è tutto a posto e invece dodici persone si trovano a casa e l’emergenza continua”.

La promessa della politica c’era, l’unanimità anche, i soldi pure, il mistero su questo contratto non rinnovato fino a dicembre rimane. Non solo il mistero, rimane anche la delusione, la rabbia e “lo schifo” degli operai coinvolti in questa situazione.

“Apparentemente tutto questo è successo perché a noi hanno tolto le mansioni del mantenimento di sicurezza del sito – conferma Nicola Seminatore uno dei dodici operai – e gli altri invece ce li hanno ancora, dunque noi siamo fuori dalla fabbrica per essere ricollocati chissà come, gli altri invece rimangono dentro”.

Ovviamente questa della clausola, come le motivazioni legate a corsi di formazioni non effettuati, sono considerati da Nicola, l’operaio con cui abbiamo parlato, semplicemente una scusa che non sta in piedi, una sorta di escamotage.

E’ certo però, che dalle cronache e dai racconti degli operai, si evince come il conflitto non sia legato solo a questo contratto ma abbia radici ben più profonde, che passano dalla cessione della fabbrica e arrivano alla scelta del commissariamento pubblico: “L’istanza di fallimento Stoppani l’abbiamo fatta noi, abbiamo sperato nel commissariamento pubblico e ora ci troviamo sbattuti fuori da chi abbiamo voluto noi …. ci troviamo fuori perché? Qualcuno ce lo spieghi seriamente”.

Qualche risposta, Nicola, come d’altronde gli altri operai, che hanno dato la vita “per questo schifo di fabbrica” ce l’avrebbero anche e sarebbero disposti a un confronto pubblico “se solo ce ne dessero l’occasione”.

Cose da discutere ce ne sarebbero molte, cose da chiarire anche per chi da fuori vuole comprendere questa situazione: le cause che gli operai hanno depositato solo il 20 giugno e attraverso le quali hanno scoperto che il contratto durava meno, e ancora la cessione, la scelta del commissariamento, cosa si è fatto in questi quattro anni, come è la condizione sul sito, come sono stati spesi i soldi investiti (si parla di quasi 50 milioni di euro).

Rimane la confusione e il destino di dodici persone e dodici famiglie in bilico per una clausola. O almeno così qualcuno racconta.