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Sesto bacino, Comitato Porto Aperto: “Importante il contributo dei cittadini, chiederemo tavolo con le Autorità”

Genova. In vista dell’incontro di mercoledì 29 giugno, in cui il Comitato Portuale prenderà probabilmente una decisione in merito alla collocazione del superbacino, il Comitato Porto Aperto “vuole ribadire che il suo obiettivo non è combattere la realizzazione dell’opera, la cui utilità non è mai stata messa in discussione, ma salvaguardare l’area che va dal Ponte dei Mille sino alla Fiera del Mare da una ulteriore concentrazione di attività industriali.

Nel caso in cui l’area prescelta fosse quella prospiciente al cantiere Amico o quella del Porticciolo Duca degli Abruzzi, è evidente che le attività previste dal bacino – oltretutto sommate alle lavorazioni attualmente sviluppate nell’area – darebbero luogo a un prevedibile e preoccupante aumento dei fattori inquinanti (polveri, rumori, traffico), ben al di sopra delle soglia di tolleranza stabilite dal Comune e dal buonsenso”.

Proprio per questi motivi il Comitato Porto Aperto ha deciso di fare richiesta formale all’agenzia Arpal affinché venga eseguita un’analisi delle emissioni presenti nell’area delle riparazioni e dei quartieri limitrofi.

“Il Comitato Porto Aperto intende anche chiedere un tavolo di confronto con le Autorità cittadine e l’Authority portuale affinché anche i cittadini possano portare il loro contributo alla discussione sul tema del sesto bacino.

Il Comitato Porto Aperto vuole inoltre – sulla scorta del successo riscosso dal primo dibattito pubblico dello scorso 31 marzo – organizzare una nuova assemblea pubblica per informare i cittadini sugli ultimi sviluppi di una vicenda che sta a cuore a tutti coloro che amano la nostra città e vogliono evitarne il peggioramento delle condizioni ambientali determinato da un’opera di gigantesche dimensioni e con lavorazioni altamente inquinanti sempre ricordando a tutti il grottesco
esito dell’ultimo superbacino che nel 1997, dopo anni di inutilità, fu, con danno economico per la comunità, svenduto e spedito in Turchia”.