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Santa Margherita, Morelli: “L’Italia non è un Paese per giovani”

Santa Margherita. “L’Italia non è un Paese per giovani, ma l’obiettivo è diventarlo”. Cambiamento giovani e futuro: sono queste le parole chiave con cui il neo presidente dei Giovani imprenditori di Confindustria, Jacopo Morelli, ha aperto il 41/mo convegno di Santa Margherita Ligure.

“E’ tempo di occuparci del futuro dell’Italia. Alziamo la voce sul nostro futuro, che è il futuro del Paese. Non ci arrendiamo e non ci rassegniamo. Nulla è più irresponsabile che sprecare una generazione”. Questa Italia che secondo Morelli “è oggi in ostaggio di egoismi generazionali e di una pervasiva gerontocrazia, antitesi della meritocrazia e pericoloso blocco alla crescita” è anche “contro i giovani, ma continuando a penalizzare le nuove generazioni, sprecando le loro forze e il loro talento, sarà impossibile ottenere una robusta crescita economica”. Il primo passo da fare è “sintonizzare la Nazione sulle frequenze di una generazione nata dopo la caduta del muro di Berlino, cresciuta a pane e Internet, che ha esperienze di studio all’estero e va a Londra con 20 euro”.

“Meno tasse ai giovani – una tra le richieste dei giovani imprenditori esemplificate dal presidente Morelli – significa più reddito disponibile. Un laureato italiano, fra i 25 e i 34 anni, guadagna l’80% della media della retribuzione dei laureati nel loro complesso: nei Paesi Ocse è il 90%. La disoccupazione giovanile è in crescita, è impossibile – ha sottolineato – ignorare questi aspetti, mentre si lavora alla riforma fiscale. E devono ridursi le aliquote a vantaggio delle donne che lavorano, a sostegno di progetti professionali, maternità e famiglia”.

Sono quattro le proposte dei Giovani Imprenditori di Confindustria “come sfida al cambiamento del Paese”. Oltre all’abbassamento delle tasse per i giovani, gli industriali propongono di ridurre il cuneo contributivo per chi entra nel mercato del lavoro, di detassare le nuove imprese e di abolire il valore legale dei titoli di studio.

“Abbattere l’Irap sulle start up – ha osservato Morelli – incentiverebbe l’imprenditorialità, a partire dai più giovani. Già oggi alcune Regioni aiutano la nascita di nuove imprese. E’ importante che possano farlo tramite l’abbattimento totale dell’Irap. Non solo nei ‘territori svantaggiati’. Dobbiamo farlo subito, senza attendere il 2013 e l’entrata in vigore del federalismo fiscale”. Morelli ha poi sottolineato l’esigenza di abolire il valore legale dei titoli di studio, “un provvedimento necessario – ha spiegato – per avere università in competizione fra loro e competitive nel mondo. Puntare sul merito significa rilanciare l’università, che deve evolversi in modo più incisivo rispetto alle pur apprezzabili riforme attuali. Non possiamo mantenere tante università, che cercano di fare contemporaneamente insegnamento e ricerca. Libertà di azione e merito sono gli unici parametri da adottare, anziché parentele e anzianità. E per aumentare autonomia e concorrenza nelle università, si deve eliminare il tetto alle tasse universitarie e incrementare le borse di studio”.

“Il successo – ha sottolineato il presidente dei Giovani Imprenditori – si misura sulla capacità di creare Nobel e attrarre studenti da tutto il mondo. Sui circa 3 milioni di studenti europei che compiono un anno di formazione all’estero, solo l’1,7% viene in Italia: i nostri cervelli smetteranno di fuggire quando riusciremo ad attrarre altri cervelli”

Tra le proposte dei giovani industriali, anche la questione pensioni: andare verso una equiparazione uomo-donna e innalzare rapidamente l’età di pensionamento verso 70 anni. “Solo il 62% degli uomini di età fra 55 e 59 anni – ha sottolineato Jacopo Morelli nella sua relazione – partecipa al mercato del lavoro rispetto al 78% della media Ocse. Significa che gli incentivi al pensionamento, in età giovanile, sono ancora troppo generosi nel nostro Paese. Il sistema è in equilibrio al costo di contributi previdenziali troppo elevati. Per ridurli dobbiamo ridiscutere di pensioni”.

“A chi dirà che non ci sono risorse, rispondiamo che è una scelta politica decidere su cosa puntare e su cosa investire – Morelli, si è quindi rivolto alla politica – Le risorse sono scarse, ma questo è il prezzo di miopi decisioni passate: la vergogna delle baby pensioni, la burocrazia inefficiente, gli sprechi, l’assenza di una seria politica energetica”. Alla politica Morelli chiede, dunque, scelte urgenti per il rilancio dell’Italia: “Dobbiamo definire quali sono le priorità del Paese”.