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Santa Margherita L., Tremonti ai giovani industriali:”Ridurremo le tasse”

Santa Margherita Ligure. Sciolto, ammicante, con riferimenti immediati all’attualità, anche un po’ pop, come si definisce ultimamente una certa deriva di comunicazione politica.

“Ho avuto paura di Renzi, il rottamatore, allora ho cambiato abito, ma mi hanno detto che sembravo Pisapia e mi sono preoccupato”. Poi ha cominciato con una vera e propria riflessione sulla contemporaneità economica e globale.

“Viviamo in tempi di mutazione, geopolitica, fenomenica. Con questo ventennio finisce la stabilità, un’età progressiva, un’età in cui il bene sembrava la regola e il male l’eccezione. Questo ventennio finisce con tre crisi: economica, geopolitca, energetica”.

Entrato subito in media res, sottolineando la differenza tra l’epoca passata e quella contemporanea, attraverso le differenze che dividono il passato G7, all’attuale G20. “Io sono abbastanza vecchio da ricordare il G7, corpo politico che possedeva l’80% della ricchezza del mondo su tre codici: inglese, dollaro e democrazione. Il G20 è diverso: non ha un’unica lingua, non è governato da un unico sistema politico, non ha un’unica moneta. Il G20 è come la rete: è’ orizzontale, anarchico”.

Ha parlato, come già gli è capitato di fare, della crisi economica e politica, ha aggiunto quella energetica, ben attento a non entrare nella questione del referendum “La crisi energetica, non posso formulare considerazioni specifiche, ma Fukushima è una catastrofe, strutturale e fondamentale. La crisi economica, politica mondiale e quella energetica chiudono un ciclo progressivo”.

Solo a quel punto ha cominciato a parlare di Italia. Nulla di nuovo, da questo punto di vista. “L’Italia in vent’anni ha gestito due shock: l’euro e la crisi. Il vecchio sistema era retto sulle svalutazioni competitive, l’adattamento del tasso di interesse. Con l’euro non è più possibile, e il sistema si stava adattando quando però è arrivata la crisi. Questo ci pone una questione fondamentale, la competizione nel vecchio mondo era tra stati ora tra giganti e blocchi continentali”.

Come si fa dunque a gestire questo cambiamento competitivo dell’economia? Le risposte secondo Tremonti sono già nel piano di sviluppo del Governo, di cui ha difeso tutto il lavoro di questi anni. Ha rivendicato i risultati della sua gestione come ministro, che “Va al di là del semplice aver tenuto i conti sotto controllo”, ha tenuto a precisare “Abbiamo fatto la riforma delle pensioni e quelle della scuola, abbiamo introdotto alcune idee per la produttività” aggiungendo “Il decreto di sviluppo non è per nulla male: il credito d’imposta per la ricerca, l’idea dei distretti se sono sul territorio o reti se sono filiere produttive. Questa è un’ottima idea proprio per andare incontro a dimensioni sempre maggiori della competizione”.

Il pezzo forte del suo intervento lo ha tenuto per il gran finale. I giovani industriali attendevano qualche risposta e Tremonti ha provato a darla rispetto a una delle questioni dirimenti: abbassare le tasse.

Nuova promessa che si gioca in bilico su dove trovare i soldi per farlo:”Bisogna combattere l’evasione fiscale – ha detto il ministro – gli esperimenti che abbiamo visto e fatto indicano che è un grosso serbatoio. Noi abbiamo ricavato molta evasione fiscale, tramite cui abbiamo garantito il sociale. Ora con il recupero dell’evasione fiscale possiamo provare a ridurre le tasse”.

Discorso già sentito, come quello che lo ha seguito:”Dobbiamo ripartire da uno slogan che io ho inventato, intervenire sull’iva per passare dalle persone alle cose”. Insomma intervenire sui consumi, sull’invisa patrimoniale mascherata nel consumo quotodiano.

Ha chiuso poi con un appello ai giovani industriali “Non parlate male dell’Italia e se non lo avete ancora fatto, cominciate a sognare”.