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Pro Recco a Roma per difendere l’Eurolega, Filipovic: “Incontreremo molte difficoltà”

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Recco. Ultima volta dell’Eurolega, dalla prossima stagione si chiamerà Champions League. Comunque la si chiami, oggi e domani al Foro Italico di Roma sarà grande pallanuoto.

La Pro Recco detentrice del titolo giocherà la semifinale contro il Budva alle ore 21, sapendo già il risultato di Partizan – Mladost, in programma alle 19,30. Partite secche: in ballo la Coppa, il blasone, i record. Domani le finale: alle 19,30 quella per il terzo posto, alle 21 la finalissima.

Finalmente si parla di pallanuoto con Filip Filipovic, il mancino della Pro Recco, che riceverà un riconoscimento dalla Len come migliore giocatore della passata stagione.

Torni a giocare dopo un mese, tu ed i tuoi compagni della squadra di Coppa, come ti senti? “Siamo pronti – dichiara Filipovic -, in forma, ormai ci siamo, e giorno dopo giorno stiamo raggiungendo il top”.

Preparazione intensa nell’ultimo periodo. “Sì, abbiamo giocato contro il Mladost, poi contro la nazionale italiana, che bella squadra. Abbiamo provato tante volte, tutto, finalmente arriva la semifinale. Lo dico per coloro che dicono che siamo già in finale, non è vero. Oggi sarà una partita difficilissima – spiega Filipovic -. Il Budva ha giocatori esperti e giovani che danno il ritmo, mi aspetto una partita molto fisica e molto dura”.

Quali le insidie? “Il fatto che non giochiamo da un mese, non conosciamo la nostra potenza – sottolinea -. Potrebbe essere che alla fine del primo tempo andiamo a più cinque ma può anche succedere che partiamo da meno quattro, ricordate lo scorso anno proprio in semifinale contro il Partizan. Dobbiamo stare attenti, non è facile tornare in gioco, anche per una squadra come la Pro Recco. Se cominciamo male, se pensiamo di essere già qualificati per la finale, incontreremo molte difficoltà”.

Oggi a Roma ci sarà il cuore della pallanuoto mondiale: “Si, quattro paesi di campioni – afferma Filipovic -. Investono di più ed è ovvio che la qualità sia superiore. La Serbia è rappresentata dal Partizan che ha una scuola incredibile: quasi tutti i giocatori della prima squadra sono nati e cresciuti in questa società. Il Montenegro con il Budva: hanno cambiato allenatore un paio di mesi fa ma hanno dimostrato una forza strepitosa  nella partita contro lo Jug. La Croazia con il Mladost che ha una tradizione importante e adesso con Udovicic mi sembra che giochino anche meglio. Vanja è diventato il leader. E poi hanno vinto sette Coppe dei Campioni, se avranno anche solo una chance di andare in finale, incontrano il Partizan che a mio avviso è la squadra più forte, se la giocheranno fino all’ultimo. L’Italia è la Pro Recco, non dobbiamo parlarne tanto. I risultati sono chiari. Ma noi siamo la Pro Recco è dobbiamo dimostrare sempre la nostra qualità, il nostro gioco, la nostra pallanuoto. E’ vero è questo il cuore ma spero che nei prossimi anni ci siano anche le altre squadre, è un bene per la pallanuoto europea e mondiale”.

Ti emoziona tornare dove con la Serbia hai vinto i Mondiali? “Si ho tanti bei ricordi. E’ una delle mie città preferite – spiega il recchelino -, non voglio fare pronostici ma spero di poter dimostrare le mie qualità, di metterle a disposizione della squadra e vincere. A Roma, in particolare un atleta si sente come un guerriero,  è come se lo sport vissuto nella capitale viaggiasse in un’altra dimensione”.

Dopo Roma un’altra città meravigliosa, Firenze: “Bellissima, non so se avremo tempo di andare in giro – dichiara -. Sarà una World League molto impegnativa, incontrerò i miei compagni della Pro Recco ma saremo avversari e attenzione all’Italia, ha grandi possibilità di vittoria”.

La Len ti premia, a Roma, il migliore della stagione 2009/10: “Una grande riconoscimento ma arriva in ritardo, dipende come un atleta la capisce – afferma Filip -. Io sono ottimista e penso che questo premio rappresenta la mia soddisfazione e quella dei miei compagni, lo condivido con loro. Eraldo Pizzo lo ritirerà il premio per me, la festa è alla vigilia, strano che l’invito sia per gli atleti, si dovrebbe sapere che siamo impegnati”.