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Ospedale Recco, no alla chiusura: manifestazione del comitato Vergogna davanti al Tar

Recco. “Sarà un presidio pacifico, con il duplice intento di stare vicini ai nostri legali e di tenere viva l’attenzione sulla chiusura dell’ospedale di Recco”. Il comitato “Vergogna” è pronto per spostare il campo di battaglia, dal Sant’Antonio al Tar dove, domani mattina, nella sede genovese del tribunale amministrativo, inizierà il primo dibattito sul ricorso presentato dal comitato contro la chiusura del nosocomio di Levante.

“Non possiamo fare altro che dimostrare solidarietà ai nostri avvocati – spiega la portavoce Valeria Podestà – che gratuitamente hanno patrocinato la causa. Stiamo parlando di un problema grave che ormai affligge il territorio e che ha gravi ripercussioni su tutto il tessuto sociale”. L’ospedale di Recco ha chiuso i battenti il 23 marzo, con l’approvazione della delibera regionale e da lì, secondo Podestà sono iniziate una serie di “promesse da marinai, come quella di mantenere gli ambulatori, e di difficoltà per noi abitanti. Recco ha il più alto tasso di anziani e disabili, come si fa a spiegare a una persona di 80 anni che deve andare al Villa Scassi di Sampierdarena?”.

Le 6 mila adesioni all’associazione, in cui il comitato Vergogna si è trasformato recentemente, e le 1500 firme raccolte in una settimana per portare avanti il ricorso al Tar contro la delibera regionale, sono la dimostrazione “di un’unica richiesta – sottolinea Podestà – il diritto alla salute”. Oltre alle difficoltà logistiche soprattutto per le persone anziane, l’associazione punta il dito anche sui ritardi delle eventuali prestazioni, dovute alle liste d’attesa triplicate, con conseguente intasamento degli ospedali genovesi, e sullo spreco di “risorse umane. Recco era un punto d’eccellenza, con la chiusura molti operatori sono stati trasferiti a Quarto dietro una scrivania, con buona pace della loro esperienza e della loro carriera professionale. Il Sant’Antonio non era in deficit, gli sprechi andavano cercati da un’altra parte”. Il risultato, conclude Podestà “è uno: oggi non abbiamo un punto di pronto intervento, né per noi, né per i turisti, e neanche qualche letto di medicina interna per i tanti anziani. Hanno spostato anche l’obitorio. Domani protesteremo pacificamente la nostra indignazione: siamo nati prima degli indignatos spagnoli”.