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Omicidio piccolo Ale, il pm scagiona la Mathas: “Non ha commesso il delitto”

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Genova. “La Corte ha ritenuto sussistente il concorso senza che vi fossero indizi gravi, precisi e concordanti della sussistenza del concorso stesso. Mentre sono emersi elementi di prova che portano a escludere che il reato sia stato commesso insieme dai due”.

Secondo l’appello depositato dal pubblico ministero Marco Airoldi contro la sentenza di condanna a 26 anni per il broker, pronunciata lo scorso 24 gennaio dalla corte d’assise di Genova, Katerina Mathas non uccise il piccolo Alessandro, suo figlio, trovato morto la notte del 15 marzo 2010 in un residence di Nervi.

Il pm ha chiesto la condanna all’ergastolo per Rasero, o in subordine a una pena maggiore rispetto a quella emessa lo scorso inverno. Nell’appello, inoltre, il magistrato spiega i motivi per cui la donna, che è indagata per abbandono di minore con morte conseguente e concorso in omicidio volontario, non avrebbe commesso il delitto.

“Le bugie della Mathas al suo amico Bruno Indovino – si legge nell’appello – sono le bugie di una donna che cerca di tranquillizzare il suo innamorato. Non si accorse che suo figlio era morto perché il suo unico pensiero era quello di farsi e cercare cocaina. Non ha concordato alcuna versione con Rasero perché quando arriva in ospedale lei sospetta quasi subito di lui. Quando escono di casa, lei è disperata, piange e chiama il suo bambino”.

A gennaio la Corte d’assise ha condannato Rasero a 26 anni, mentre il pm aveva chiesto l’ergastolo, e aveva rinviato gli atti in procura per indagare la madre per il concorso nell’omicidio.