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‘Ndrangheta in Liguria, Saso (Pdl) non si dimette: “Sono stato imbecille, ma innocente”

Genova. Dopo aver annunciato di non volersi dimettere, il consigliere regionale Alessio Saso (Pdl), indagato nell’inchiesta giudiziaria che ieri ha portato all’arresto di 12 ‘ndranghetisti, ha spiegato: “Queste frequentazioni sono innegabili, e non le negai nemmeno un anno fa, quando dissi che avevo incontrato Gangemi. Quando dico che non ero consapevole del loro ruolo dico una cosa vera: come si evince dalle intercettazioni non è che mi rendano partecipe di richieste illecite, mi chiedono cose così e come riporta l’ordinanza io neanche soddisfo le loro richieste, in questo senso vado a deludere le loro aspettative”.

Queste le affermazioni rilasciate stamattina durante un’intervista i microfoni di Radio19. “Non sapevo di essere di fronte a una organizzazione criminale – ha continuato Saso – io da queste intercettazioni sembro soprattutto un imbecille, me lo dico da solo”. Il consigliere si definisce in buona fede e sottolinea che “gli incontri con Gangemi erano alla luce del sole nel centro di Genova, mentre di Marcianò mi ricordo che aveva un ristorante, della moglie, a Ventimiglia”.

La contestazione mossagli, “non di voto di scambio” ma di “un articolo che punisce a 3 anni chi fa promesse per ottenere voti”, comporterebbe che “tutti i politici dovrebbero andarsi a costituire domattina”. Dimissioni? “Credo di avere in parte già pagato con un massacro mediatico di cui non mi lamento, mi sembra anche naturale”. “Ho solo un avviso di garanzia”, prosegue, “non ho alterato gare d’appalto o fatto altre cose illecite, ho solo detto sì a richieste di cose lecite che poi non ho fatto. Anzi se mai si potrebbe dire che ho carpito il consenso dei miei interlocutori”.