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‘Ndrangheta in Liguria: oggi i primi interrogatori dei capi locali

Genova. “E’ stata decapitata la ‘ndrangheta in Liguria”. Questo il commento con cui il procuratore capo di Genova, Vincenzo Scolastico, ha commentato gli arresti di ieri nell’ambito dell’operazione “Maglio 3”, eseguiti dai carabinieri del Ros.

Proprio oggi, a poche ore dal blitz che ha visto scattare le manette per molti noti ‘ndranghetisti locali, inizieranno gli interrogatori di garanzia. I primi ad essere sentiti saranno Michele Ciricosta, Antonino Multari, Rocco Bruzzaniti e Lorenzo Nucera, che saranno interrogati dal gip Nadia Magrini. Nei prossimi giorni, invece, si procederà con gli interrogatori degli altri arrestati.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, Domenico Gangemi era il capo della locale genovese, insieme a Onofrio Garcea, Arcangelo Condidorio e Lorenzo Nucera. Ricoprivano il ruolo di “partecipi” alla locale, invece, Rocco Bruzzaniti, Raffaele Battista, Antonino Multari (anche loro arrestati), Cosimo Gorizia, Domenico Violi, Domenico Calabrese, Antonino Fiumanò, Rocco Lumbaca (indagati a piede libero).

Dell’organizzazione di Ventimiglia, invece, il capo era Michele Ciricosta, Benito Pepé, Fortunato e Francesco Barilaro (arrestati), Giuseppe e Vincenzo Marcianò (indagati a piede libero). Nella locale di Lavagna e di Sarzana, infine, erano i capi Paolo Nucera e Antonio Romeo.

Come spiegato dal sostituto procuratore alla Direzione nazionale antimafia, Anna Canepa “l’autorità giudiziaria si deve misurare con le prove, cioè con quello che risulta dalle indagini”. E se alcuni collaboratori di giustizia avevano già riferito della mano lunga dell’ndrangheta sulla Liguria, oggi sono proprio le indagini, attraverso le intercettazioni, a “confermare la presenza di locali in Liguria”.

Tramite le intercettazioni, che secondo il sostituto procuratore alla Direzione Nazionale Antimafia “sono strumenti tecnici irrinunciabili”, si è potuto rivelare quel sistema complesso all’interno dei locali ‘ndranghetisti. O, anche, la vita quotidiana degli appartenenti ad un locale di ‘ndrangheta, quel rispetto del giuramento che secondo Gangemi andava osservato pena “il lavaggio con il sangue”. Così come la differenza tra locale e ‘ndrina, una cellula dal carattere familiaristico, presente in vario numero all’interno di uno stesso locale.