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‘Ndrangheta in Liguria, le telefonate dei politici con il “capo bastone” Gangemi

Genova. “Le intercettazioni del telefono di Gangemi consentivano di registrare già nel mese di novembre 2009 le telefonate con il consigliere regionale. Il primo contatto telefonico tra l’amministratore locale ed il ‘capo bastone’ avveniva il 28 novembre e lasciava chiaramente intendere una loro pregressa conoscenza”.

E’ quanto si legge nelle oltre 200 pagine di ordinanza di custodia cautelare firmate dal gip Nadia Magrini. Il consigliere regionale è Alessio Saso, Pdl, indagato per violazione del Dpr 16560 numero 570 articolo 86, ovvero il vecchio voto di scambio, nell’ambito dell’operazione “Maglio 3” che questa mattina ha portato all’arresto di 42 persone, dietro cui ci sono anche le più importanti ‘ndrine calabresi, decapitando i locali ndraghetisti di Liguria e basso Piemonte.

Dalle intercettazioni ambientali, si ricava l’ipotesi che la candidatura alle amministrative del 2010 di Alessio Saso possa essere stata sostenuta da Domenico Gangemi attraverso i contatti con Giuseppe Marcianò e Michele Ciricosta, capi della locale di Ventimiglia. I contatti tra Saso e Gangemi, il fruttivendolo di San Fruttuoso e capo del Locale di Genova, sono rintracciabili nelle telefonate intercorse tra i due. In una lo stesso Gangemi invitava il consigliere regionale ad andare a trovare il cugino Giuseppe Marcianò, cugino del boss della ‘ndrangheta condannato per l’omicidio di Francesco Fortugno e capo della Locale di Ventimiglia. Lo stesso Saso, secondo le intercettazioni, aveva incontrato nel point elettorale di Arma di Taggia il nipote di Gangemi, Massimo, e un suo amico, Vincenzo La Rosa.

Anche l’altro politico ligure, a cui è stato recapitato l’avviso di garanzia per voto di scambio, il consigliere comunale Pdl, Aldo Praticò, è stato intercettato mentre parlava al telefono con Gangemi sulle modalità di voto in vista delle elezioni regionali del 2010.

“Non è un caso che 500 voti circa sui 2228 siano stati annullati tutti per la medesima ragione, avendo scritto il cognome Praticò accanto a quello di Biasotti e non accanto alla lista Pdl nella quale risultava candidato Praticò” hanno spiegato i carabinieri del Ros di Genova che hanno condotto ll’operazione Maglio 3. Secondo la telefonata avvenuta nel febbraio 2010 Gangemi chiedeva infatti al consigliere comunale, in lizza per l’assemblea regionale, se poteva bastare mettere una croce sul simbolo “Popolo della Libertà” o se invece fosse necessario sbarrare anche il nome del candidato Governatore.