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‘Ndrangheta, Canepa: “In Liguria dimostrata la presenza di ‘locali’”

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Genova. Le relazioni della Direzione Nazionale Antimafia parlano di presenze di locali ‘ndranghetisti in Liguria a partire dagli anni Novanta. Ma come spiegato dal sostituto procuratore alla Direzione nazionale antimafia, Anna Canepa “l’autorità giudiziaria si deve misurare con le prove, cioè con quello che risulta dalle indagini”. E se alcuni collaboratori di giustizia avevano già riferito della mano lunga dell’ndrangheta sulla Liguria, oggi sono proprio le indagini, attraverso le intercettazioni, a “confermare la presenza di locali in Liguria”.

Dall’operazione “Crimine”, che l’anno scorso portò all’arresto del fruttivendolo di San Fruttuoso, Mimmo Gangemi, alla recente vicenda in Piemonte, fino all’operazione “Maglio 3”, che stamani ha portato all’arresto 42 persone tra Liguria e Basso Piemonte, gli investigatori hanno trovato complesse regole scritte con cui, ad esempio, vengono affidate le cariche di ‘ndrangheta ai vari affiliati, “regole antiche ma che colpiscono per la stringente attualità” ha sottolineato Canepa.

Tramite le intercettazioni, che secondo il sostituto procuratore alla Direzione Nazionale Antimafia “sono strumenti tecnici irrinunciabili”, si è potuto rivelare quel sistema complesso all’interno dei locali ‘ndranghetisti. O, anche, la vita quotidiana degli appartenenti ad un locale di ‘ndrangheta, quel rispetto del giuramento che secondo Gangemi andava osservato pena “il lavaggio con il sangue”. Così come la differenza tra locale e ‘ndrina, una cellula dal carattere familiaristico, presente in vario numero all’interno di uno stesso locale.

Era il 2007 quando Anna Canepa ammoniva la Liguria di prestare attenzione, perché “la criminalità organizzata è anche penetrazione nell’economia legale mediante riciclaggio di denaro, appalti e subappalti”.

“Se la criminalità organizzata di stampo mafioso fosse stato solo un problema criminale  – ha concluso il sostituto procuratore  – si sarebbe risolta da tempo, invece prolifera al sud come al nord proprio in virtù di quella zona grigia di complicità e contiguità”.

Il reato di “voto di scambio” ipotizzato per Alessio Saso, consigliere regionale Pdl, e Aldo Praticò, consigliere comunale Pdl, i due politici indagati nell’ambito dell’operazione Maglio 3, “é ancora oggetto di indagine”, secondo quanto dichiarato dagli inquirenti stamani.