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Lorenzo Basso (Pd) sul candidato sindaco:”Non facciamoci del male”

Genova. Gli inglesi lo chiamano political game, il gioco politico, appunto. Quello delle alleanze, delle strategie di campagna elettorale. Gli italiani in questo sono maestri: lo sono sempre stati durante la prima repubblica, continuano a farlo nella seconda.

Questo week-end si vota per i referendum, ci sono molti temi importanti e da dibattere sia per la città sia per la regione e il centrosinistra sembra invece (o comunque così è raccontato) invischiato nella scelta di chi lo debba rappresentare alle prossime elezioni amministrative.

Sarà l’ondata delle elezioni appena concluse che hanno visto un’affermazione di questa area, come non accadeva da anni, che rende logiche e immediate le pressioni su chi sarà il prossimo candidato sindaco. La Vincenzi che ha già sollecitato una risposta sarà ricandidata? Oppure: chi sarà scelta al suo posto?

Lorenzo Basso, segretario regionale del Partito Democratico, ha cercato di rintuzzare queste domande e lo ha fatto in maniera serena, per certi versi trasparente.

“Sono discussioni che non dobbiamo fare, la sinistra ha questo vizio di buttarsi nelle polemiche proprio a seguito di importanti vittorie come quella delle amministrative. Il prossimo week end c’è un appuntamento importante sui quesiti referendari, e dobbiamo concentrare tutte le nostre forze nel portare le persone a votare. I quattro quesiti sono importanti”.

Insomma, il richiamo alla politica del fare, dell’agire, in questo caso ha uno dei più importanti appigli: i quesiti referendari, se proprio non significa costruire, almeno eliminerebbero leggi proposte dal centrodestra e invise all’opposizione”.

Certo, i referendum. E ancora: la conferenza nazionale del lavoro a Genova.

Però il balletto sulle candidature, sulle scelte, sul political game, è costante. Qualcuno le sussurra ai microfoni, altri urlano. Molti passano in questo frullatore, compreso Basso il cui nome come candidato sindaco è rimbalzato più volte.

“Io smentisco la mia candidatura a sindaco di questa città, non sono candidato, non ho questa ambizione, né questa volontà. Mi fa piacere che il mio nome emerga, perché significa che il mio lavoro è apprezzato sia all’interno del partito, che nella più ampia società che ci segue, ma io non sarò il candidato sindaco”.

Basso dunque smentisce la sua candidatura, e non può far altro che smentire la prefrenza di Burlando per la Vincenzi. Preferenza interessata, dice qualcuno: se infatti fosse candidata la Pinotti, Burlando non potrebbe in futuro ambire alla più importante poltrona di Palazzo Tursi.

“Non è vero Burlando sta lavorando per la Regione, sta lavorando per Fincantieri e non guarda ai giochi politici, escludo queste voci”.

Si smentiscono tutte le voci, dunque. Eppure, pur non volendo essere capziosi, i tempi lunghi per sciogliere il nodo sulla riconferma della Vincenzi sono piuttosto anomali. In questo caso infatti, la scusa relativa al “Tutti i candidati sindaci che hanno vinto questa ultima tornata elettorale sono stati scelti 4 mesi prima”, non vale. Non vale perché la Vincenzi è sindaco uscente e la sua candidatura equivale a un giudizio sull’operato suo e della Giunta.

Basso declina. “Noi sosteniamo la Giunta Vincenzi e abbiamo apprezzato il lavoro fin qui svolto, a livello politico e come gruppo consigliare, discuteremo anche di come migliorare il nostro apporto, ma lo si può fare solo se continuiamo a parlare di temi concreti, non più beghe da paese ma temi concreti”.

Le cose concrete dunque. Al di là di candidati e di programmi. Il centrodestra ieri ha discusso, il centrosinistra oggi rimanda. Musso, probabilmente, gongola.