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Il confessore amico di don Seppia deceduto per Aids: i parrocchiani credevano fosse polmonite

Giustenice. I parrocchiani pensavano che fosse deceduto per una polmonite, in realtà, più precisamente, a strapparlo alla vita sono state le complicazioni dell’Aids. Si è chiusa così la parabola terrena di don C., il sacerdote amico e confessore di don Riccado Seppia che esercitava il proprio ministero a Giustenice, nell’entroterra di Pietra Ligure, dove il parroco di Sestri Ponente finito agli arresti per abusi su minori e cessione di stupefacenti effettuava ritiri estivi.

Quello che era un sospetto per alcuni fedeli e per gli osservatori più acuti emerge nel contesto dell’inchiesta, ridimensionando la memoria di un sacerdote che all’apparenza svolgeva un servizio onorevole per la comunità del piccolo centro della Val Maremola, che conta meno di mille anime. Don C. sarebbe stato, oltre che stretto amico, anche un confessore abituale di don Seppia, il depositario dei segreti indicibili e terribili. Interrogato dal pm Stefano Puppo, don Seppia ha ammesso di essere sieropositivo, di non aver mai avuto comportamenti sessuali rischiosi con i suoi partner, ma anche di aver parlato delle proprie “pulsioni” ad un collega e carissimo amico, don C., appunto, deceduto due anni fa.

Anche l’ex seminarista Emanuele Alfano (dovrà rimanere in carcere così come l’ex parroco, in quanto il tribunale del Riesame ha rigettato i ricorsi) ha riferito al magistrato dell’amicizia che legava don Seppia a don C., prete di bell’aspetto e dinamico, sempre in abito talare e pronto alle iniziative sociali, tanto che a Giustenice ancora lo ricordano per le sue capacità di aggregazione, dall’organizzazione del coro alle feste di paese.

All’epoca di don C., don Seppia ha fatto poche comparsate nel piccolo paese sulle colline pietresi, durante i suoi ritiri, tutte in periodi estivi e per pochi giorni, facendosi vedere poco in giro, se non per qualche passeggiata nei sentieri e nei viottoli di campagna, qualche messa celebrata e la fugace partecipazione ad una sagra. Soggiornava nella canonica messa a disposizione dall’amico confessore.

Poi la morte improvvisa di don C., contornata da un alone di mistero e presto giustificata come l’effetto di una polmonite fulminante. La vicenda dei presunti abusi su minori da parte di don Seppia ha riattivato la memoria collettiva sul prete di Giustenice ricordato come un modello di attività pastorale e per essere stato stroncato a cinquant’anni da una malattia respiratoria. Dalla rivisitazione del caso ne emerge che don C. è deceduto nel reparto infettivi come malato di Aids, portando con sé le confessioni e i segreti più reconditi di don Seppia.

Il sindaco di Giustenice, Ivano Rozzi, vuole indirizzare un appello al cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei e arcivescovo di Genova: “Chiediamo al cardinale di venire nel nostro paese. Visto che ieri è stato a Villanova d’Albenga per la prima pietra del nuovo stabilimento Piaggio e torna a frequentare le nostre zone, vorremmo che facesse una visita da noi per parlare con i fedeli, senza cerimonie, per rassicurarli e portare la sua voce in un momento in cui anche qui si avverte lo sgomento per la vicenda di Sestri Ponente, che sembra intrecciarsi con avvenimenti del passato”.