Genova24 - Genova: notizie in tempo reale. Cronaca, Sampdoria, Genoa, Politica, Economia, Sport ...

Genova, la crisi è adesso: disoccupazione in aumento, residenti in calo

Genova. Genova, la crisi è adesso. Lo dice il “Report sullo stato di salute dell’economia genovese” presentato questa mattina in Camera del lavoro da Ivano Bosco, Segretario Generale e Bruno Spagnoletti, responsabile dell’Ufficio Economico.

Le previsioni dell’Ufficio economico sul Pil del 2011 parlano di un timidissimo 0,9 per cento, mentre per il Nord Ovest sarà dell’1,6 e all’1,3 per il sistema Paese. Mentre le altre province liguri nel 2010 recuperano sia pur lentamente in occupazione il capoluogo decresce, mentre riprende a calare il trend dei residenti per l’inversione di tendenza dei flussi migratori che rischiano di accentuare la “gelata demografica”.

Del resto Genova è nota per essere la città più anziana del mondo dove per 3 anziani over 65 c’è un solo bambino in fascia di età 0 – 14 anni. Per quanto riguarda i settori economici, l’analisi evidenzia come negli ultimi dieci anni il valore aggiunto del settore industria abbia perso oltre il 5 per cento a scapito di un balzo in avanti dei servizi del 3,9 per cento. Alcuni segnali positivi arrivano dalla ripresa dei traffici marittimi e portuali che comunque non arrivano ai livelli pre crisi (anno 2008) e soprattutto dal turismo dove la maggiore attenzione ad una domanda sempre più selettiva e attenta inizia a dare qualche frutto posizionando Genova al primo posto nella classifica delle province liguri con un + 6,75 per cento. Accanto ai dati economici, a preoccupare il sindacato sono quelli demografici.

“Elaborando i dati – spiega Spagnoletti – ho potuto constatare come il calo demografico stia portando ad una contrazione dei residenti difficilmente sostenibile in termini di sviluppo e welfare. Negli ultimi 10 anni a Genova c’è stata una contrazione dei residenti del 12,9 per cento con una perdita secca tra il 2010 e il 2009 di quasi 1.500 residenti – e prosegue – tutto ciò mette a rischio la sostenibilità e l’equità del sistema universale di welfare locale a fronte del restringimento della popolazione in età lavorativa e dell’aumento delle forze di non lavoro”.

Del resto, i dati parlano di una componente di lavoratori stranieri (6,7 per cento) ancora troppo bassa a risolvere la situazione. Sul fronte occupazione le novità sono diverse: dall’ottobre 2008 a tutto il 2010 a Genova si sono persi mediamente 2 mila posti di lavoro; i primi a farne le spese sono stati i lavoratori atipici seguiti da quelli dipendenti delle ditte degli appalti.

Secondo Spagnoletti, tra l’altro, è proprio in questa fase che le imprese meno virtuose hanno cercato di trarre vantaggi economici attraverso varie forme di lavoro irregolare utilizzando “diverse forme di lavoro con toni di grigio, sino ad arrivare al nero”, circostanza peraltro che trova conferma nelle ispezioni INPS che nel 2009 hanno trovato 831 irregolarità su 1.392 aziende controllate. È comunque l’occupazione il punto in cui si addensano le dolenti note.

Nel 2010 rispetto al 2009 infatti calano gli occupati da 363 mila unità a 356 mila, con una contrazione di 7 mila unità. Nello stesso periodo il tasso di disoccupazione medio si attesta al 6,5 per cento rispetto al 5,5 per cento del 2009, così come coloro che sono cerca di occupazione aumentano nel 2010 a 25 unità rispetto le 21 mila del 2009. La fotografia della disoccupazione ordinaria a Genova è fornita dai Centri per l’Impiego dove le domande risultano essere 28.868 così suddivise: Ponente 6.484, Centro 10.482, Valpolcevera 3.992, Nervi 2.798, Sampierdarena 5.112.

Ma il dato veramente preoccupante come sottolinea il Segretario Generale della Camera del Lavoro di Genova Ivano Bosco è quello relativo alla qualità dell’occupazione “Il 79 per cento delle persone avviate a fine anno non ha più un lavoro. Solo una parte residuale del 20 per cento circa, viene assunto con un contratto a tempo indeterminato; questo impedisce ai nostri ragazzi di progettarsi un futuro e di contribuire alla produzione delle ricchezza della nostra collettività. Inoltre – prosegue Bosco – nel primo trimestre del 2011 i lavoratori che a diverso titolo hanno usufruito di ammortizzatori sociali come cassa integrazione o mobilità, sono già molti di più di quelli del 2010, con 11.742 lavoratori coinvolti, contro la media di 9.646 del 2010.

Se a ciò aggiungiamo che ogni lavoratore in queste condizioni perde mediamente più di 8 mila euro l’anno, possiamo dire che Genova è ben lontana da essere lontana dalla crisi” Per questi motivi Bosco lancia un appello alla città “E’ venuto il momento di passare dalle denunce, dalle prese d’atto,ai fatti. Ci sono comparti che possono, se sviluppati, invertire la tendenza economica che abbiamo denunciato sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo. Da tempo abbiamo indicato nella difesa delle attività storiche (cantieristica, riparazioni navali), nella realizzazione di infrastrutture di collegamento, nel settore logistico-portuale, con tutto ciò che ne deriva in termini allargati di indotto (ci riferiamo ad attività turistiche, commerciali, bancarie, assicurative, marittime ecc) nella ricerca abbinata alla produzione, dei segmenti di attività che potrebbero rilanciare Genova e tutta la provincia in campo internazionale. Per far ciò continuiamo a proporre un patto tra Istituzioni, associazioni dei lavoratori ed imprenditoriali, università, credito locale per creare una lobby positiva finalizzata ad evidenziare le potenzialità del nostro territorio e quindi l’uscita da questo vortice negativo”.