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Genova, il testamento politico di Repetto: “Il mio successore rilanci il ruolo della Provincia”

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Provincia. E’ stato un discorso di forte impatto politico, un vero “testamento” per il suo successore, quello pronunciato dal presidente della Provincia Alessandro Repetto in occasione delle celebrazioni, a Genova, del 60° anniversario dell’insediamento nel giugno del 1951 del primo consiglio provinciale elettivo, che, dopo la parentesi del fascismo, ha riportato anche nelle Province, dopo lo Stato e i Comuni, il principio democratico della rappresentatività per via elettorale del territorio e della popolazione.

Lasciato alla lectio magistralis di Lorenzo Acquarone, professore emerito di diritto amministrativo ed ex parlamentare, il compito della rievocazione storica, il presidente della Provincia, a fine mandato, ha dichiaratamente preferito un discorso proiettato nel futuro, un vero bilancio di fine mandato e un’indicazione al suo successore della propria eredità, ma anche delle “sfide”, così le ha definite Repetto, che egli sarà chiamato a raccogliere.

Repetto ha esordito ripercorrendo alcune linee guida della propria azione politica nel corso dei due mandati successivi, in particolare ha ricordato di aver valorizzato alcune funzioni tipiche della Provincia di Genova: il ruolo di cerniera fra costa ed entroterra e di riequilibratore fra i diversi pesi della città capoluogo e dei Comuni minori. Ancora, il presidente ha rivendicato di aver promosso il coordinamento delle Province del Nord Ovest, che ha consentito azioni coordinate con le Province limitrofe.

“Oggi si parla con insistenza della necessità di abolire le Province, un tema che periodicamente è stato sollevato anche in passato – ha poi affermato il presidente – ma io ritengo che le Province siano molto utili, e la loro utilità può essere dimostrata con i fatti, questa è la sfida che attende chi prenderà il mio posto. Bisognerà dare un senso chiaro alla città metropolitana, che non deve essere un Comune-Provincia, ovvero un’annessione al Comune capoluogo di competenze della Provincia, ma una Provincia-Comune, ovvero un ente di area vasta che abbia competenze e poteri più incisivi dell’attuale Provincia. Inoltre, chi sarà chiamato a guidare la Provincia dovrà impegnarsi a sostenere la “carta delle autonomie”, uno strumento che promuove la vera autonomia degli enti locali.

Repetto ha poi messo in guardia da posizioni demagogiche spesso assunte dai fautori dell’abolizione delle Province: “Quando si parla dei presunti risparmi che si originerebbero nella spesa pubblica con questo provvedimento – ha ammonito – si dovrebbe fare una grossa tara, perché i bilanci provinciali includono fra le spese notevoli importi che sono in realtà fondi regionali che le Province si limitano a gestire, spese che non verrebbero affatto annullate con l’abolizione
delle Province”.

Infine, il presidente ha indicato fra i ruoli della Provincia quello di promotore dello sviluppo economico del territorio, quale ente gestore di area vasta in grado di collegare e coordinare le forze e i soggetti economici che risultano disponibili a fare sistema. “Si auspica la costituzione sul territorio di aggregazioni e alleanze di organismi di rappresentanza di categoria – ha fatto notare Repetto – e poi si contraddice proprio questo aspetto negando il ruolo delle Province, che hanno storicamente il compito di aggregatore, e proponendo al loro posto le unioni di Comuni. Chi non vuole l’Ente Provincia favorisce una dimensione di governo istituzionale a macchia di leopardo, con maggiori costi a carico dei cittadini”.