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Genova Film Festival: il focus sull’Ecuador e gli esordi di Pupi Avati

Genova. Domani al Film Festival il focus, nella multisala The Space, è di nuovo sull’Ecuador e sulla rassegna dedicata alla cinematografia emergente della Repubblica sudamericana (dalle ore 20.30, Sala 7), che entra nel vivo con tre titoli.

Tra questi, l’opera prima di Sebastián Cordero, oggi il più noto tra i registi ecuadoriani e grande artefice del rilancio della cinematografia nazionale. Presentato con successo nei maggiori festival mondiali, da Venezia, a Toronto, a San Sebastián, a Cannes, al Sundance, Ratas, ratones, rateros (Ratti, topi, ladri, 1999) è un film a basso budget, ma di alta qualità produttiva, che racconta la difficile quotidianità in una capitale latino-americana, tra precarietà e delinquenza giovanile.

A seguire, il Festival propone Que tan lejos (Da lontano, 2006), opera prima di Tania Hermida, già assistente alla regia di Cordero, che esordisce nel lungometraggio con una riuscita storia al femminile, ben inserendosi nel solco del rinnovamento e della progressiva professionalizzazione del cinema ecuadoriano.

Vincitore dello Zenith d’argento a Montreal, il film è diventato un fenomeno sociologico che ha attirato più di trecentomila spettatori in Spagna e ottenuto un’accoglienza sorprendente tra gli ecuadoriani. In apertura di serata, il cortometraggio Esperandote (Aspettandoti) di Clara Salgado; presente in sala, la regista e attrice introdurrà la rassegna.

Nel pomeriggio prende il via la sezione “Ingrandimenti” curata da Oreste De Fornari, che quest’anno mette sotto la sua lente speciale il prolifico ed eclettico Pupi Avati. La lunga carriera del regista viene ripercorsa attraverso una retrospettiva, realizzata in collaborazione con la Cineteca di Bologna, che propone alcuni film scelti per l’occasione dallo stesso Avati. Il primo in cartellone, che risale al 1978, è Le strelle nel fosso (ore 16.30, Sala 4), tra i titoli meno conosciuti dell’autore bolognese – e a lui più cari –, un racconto che contiene altri racconti, attingendo alla tradizione orale fiorita sulle rive del Po.

Sempre nel pomeriggio, per la sezione dedicata alla Proposte legate alla realtà locale, in cartellone Il caso Krolevsky (ore 17, Sala 5), il lungometraggio con cui i genovesi Alessio Gambaro e Christian Zecca hanno trasposto sullo schermo l’affascinante “gioco scenico” tratto dal testo teatrale “Biografia di Max Frisch”: la storia di Kurmann, docente universitario in piena crisi coniugale, che ha la possibilità eccezionale di modificare il corso della sua vita re-intervenendo sui propri comportamenti passati come prove di un dramma in allestimento. La proiezione sarà presentata dai due autori.