Genova24 - Genova: notizie in tempo reale. Cronaca, Sampdoria, Genoa, Politica, Economia, Sport ...

Genova, Crollo Museo del Mare: condannato progettista

Più informazioni su

Genova. Un anno e sei mesi di reclusione. È questa la condanna confermata dalla Cassazione nei confronti di Andrea Pepe, direttore strutturale dei lavori per la costruzione di un museo del mare nel porto di Genova, accusato per omicidio colposo e lesioni personali.

Pepe era anche responsabile della progettazione esecutiva delle strutture e progettista delle stesse. La Cassazione a reputato le sue disposizioni un “caso scolastico di imperizia e negligenza nello svolgimento dei compiti professionali”.

L’edificio infatti subì il crollo di un solaio al quale stavano lavorando gli operai per disarmarlo. Pepe, dinnanzi alla suprema Corte, aveva affermato che il solaio era crollato non per colpa sua ma perché era stato costruito male. Ma iI supremi giudici, non la sentenza 25614 della Prima sezione Penale, hanno confermato il verdetto di colpevolezza emesso il 13 gennaio del 2010 dalla Corte di Appello di Genova.

L’episodio, avvenuto l’8 novembre del 2003, è ricordato anche per la morte di Albert Kolgjesa e il coinvolgimento di Zaim Kaci, Skender Ndoj e Nicolò Flagello, rimasti feriti.

Durante il processo era emerso, ricordano i supremi giudici “che l’imputato non avrebbe mai reso disponibili le relazioni di calcolo che avrebbero dovuto essere necessariamente predisposte”, giacché le relazioni fornite si riferivano alla costruzione del Piano ristorante e non ai lavori del solaio crollato. La Cassazione sottolinea che “la soletta é crollata quando gli operai rimasti coinvolti dal collassamento della struttura iniziarono le opere di disarmo del solaio, lavori questi ultimi ai quali era preposto come direzione tecnica l’imputato, il quale, per questo, dette i necessari ordini operativi”. Fu lui a impartire le “direttive volte a liberare il solaio dai sostegni predisposti per la sua realizzazione” senza che fosse “del tutto erto che l’opera era stata eseguita secondo le regole dell’arte”. Questa omissione, integra, per la Cassazione, un caso scolastico di imperizia e negligenza” a discapito sia della “stabilità della struttura” sia “per la sicurezza della manodopera in ciò impegnata”. Il progettista deve risarcire i familiari dell’operaio morto e gli altri tre lavoratori rimasti feriti.