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Fincantieri, l’attenzione resta alta: “Ora l’accordo per il ribaltamento a mare”

Genova. Terminata la mobilitazione a Roma, che ha visto scendere nella capitale migliaia di lavoratori, rappresentanti sindacali e l’establishment politico ligure, il futuro della cantieristica genovese appare un più roseo, anche se, è il mantra ripetuto a più voci, quello di oggi “è solo il primo passo”.

Perché se la soddisfazione per il ritiro di un piano industriale considerato da tutti “inaccettabile” è bipartisan, gli accenti, come è ovvio, sono diversi. Il centrodestra plaude e sottolinea il buon lavoro svolto dal Governo e dal ministro Paolo Romani, che oggi ha comunque raccolto l’applauso dei lavoratori, mentre dal centrosinistra si rimarca un vuoto preoccupante nella programmazione industriale del paese e la mancanza di un fermo timone da parte del Governo stesso.

Anche i sindacati navigano a vista. Da una parte portano a casa la vittoria “di tutti i lavoratori” dall’altra invitano a mantenere “alta la guardia, per far si che si passi dagli impegni verbali alle realizzazioni concrete”. La Cgil genovese e ligure, anzi, avverte: “Resta l’interrogativo sul perché si sia voluta determinare una così grande tensione con le minacce di chiusura e ridimensionamento, quando più saggiamente si poteva da subito avviare un confronto costruttivo quale quello su cui oggi ci si impegna”.

Il sindacato dunque “non smobilita” ma invita a proseguire la battaglia per il rilancio della cantieristica ligure, che necessariamente deve passare per un un programma di riorganizzazione e investimenti e per il ribaltamento a mare di Sestri Ponente, all’insegna dell'”azione unitaria, la sola capace, anche in questo caso, di ottenere risultati importanti per le prospettive dell’economia e del lavoro”.

Proprio il ribaltamento a mare è il primo banco di prova su cui si misureranno le promesse e gli impegni presi oggi al tavolo tra ministro, Fincantieri e sindacati. Romani ha preannunciato una serie di tavoli, uno dei primi in Liguria e la convocazione per “un accordo di programma che prevede 280 milioni di euro per lo stabilimento di Genova”.

Inoltre, secondo il segretario generale Fim Cisl, Claudio Nicolini “la giornata di oggi apre spiragli di mercato importanti con aumento da 4 a 6 Fremm per il militare, la possibilità di finanziare una nuova nave multifunzioni, e sopratutto la firma dell’accordo, vitale per il futuro dello stesso”.

Per quanto riguarda il Comune di Genova, “resta fondamentale l’impegno per la costruzione della nuova piattaforma a mare e per continuare l’attività cantieristica, anche nella fase di ristrutturazione conseguente al ribaltamento a mare” opzione caldeggiata anche dall’Autorità Portuale genovese.

Ma alla manifestazione degli operai Fincantieri, scesi in piazza questa mattina a Roma, era presente anche una delegazione di Confesercenti Genova, con alla testa la presidente Patrizia De Luise e il direttore Andrea Dameri. Rappresentanti di quel tessuto economico e produttivo che, con la chiusura dei cantieri, sarebbe caduto in ginocchio con gravi ripercussioni su tutta l’economia locale.

“Esprimiamo soddisfazione per il ritiro del piano industriale, nella speranza che a partire dalla prossima settimana le trattative possano finalmente ripartire e si possa trovare una soluzione condivisa, tesa alla salvaguardia dei posti di lavoro dell’azienda e dell’intera filiera”, è stato il commento finale di Patrizia De Luise.

Anche da Unimpresa, i cui rappresentanti sono stati convocati al vertice romani è arrivato un suggerimento per il futuro: abbandonare il business delle navi di lusso. “Bene il ritiro del piano, ora si pensi a indotto e nuove commesse” ha commentato la delegazione guidata da Donato Lardieri, responsabile Lavoro, e Vincenzo Longobardi.

Infine il presidente regionale Cna, Marco Merli, ha sottolineato un ulteriore aspetto, che potrebbe interessare la Liguria nel caso l’ex ministro Claudio Scajola occupasse il posto di Ronchi al ministero per le Politiche europee: “È indispensabile che le soluzioni vadano trovate anche a livello europeo – ha detto Merli – per una condivisione di politica e di incentivi in questo settore che comunque pur trainante subisce la crisi causata dalla cantieristica di altri paesi che fanno concorrenza a minori costi. È tempo che decisioni e piani industriali vengano largamente condivisi anche dalle associazioni di categoria e da tutte le parti sociali per un’economia partecipata dal territorio e che questo diventi un metodo. la difesa dell’occupazione – ha concluso Merli – è un obiettivo di tutti”.