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Conferenza Pd, D’Alema: “Serve una svolta profonda, al centro il lavoro”

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Genova. “Guardare oltre Berlusconi significa candidarsi a governare l’Italia in una prospettiva più ambiziosa e più coraggiosa” che può essere costruita con un programma comune in prospettiva europea. Lo dice Massimo D’Alema, intervenendo alla conferenza per il lavoro del Pd a Genova.

“In un tempo che spero sia il più breve possibile ci troveremo alle prese con il problema di governare questo Paese. Sarà una grande festa, ma solo la sera, perché dalla mattina successiva sarà un’impresa drammatica” ma secondo Massimo D’Alema, oggi alla Conferenza nazionale per il Lavoro del Pd, “più tempo passerà, più sarà difficile, perché questo governo continuerà a fare danni”.

C’é stato un periodo in cui “Tremonti parlava come Marx, ma la parentesi è durata per qualche mese e ora, da una grande crisi, economica, culturale e di una globalizzazione selvaggia non se ne esce senza una svolta profonda che tragga forza dalla centralità del lavoro” ha detto poi D’Alema.

“Siamo in un mondo in cui i capi di governo si riuniscono per decidere un tetto agli stipendi dei manager e non ci riescono” continua D’Alema senza il quale non ci potrà essere sviluppo senza una drastica riduzione delle disuguaglianze. “La destra ha vinto sull’idea che la disuguaglianza fosse motore di sviluppo senza rendersi conto che la crisi è soprattutto una crisi della domanda. Ora, invece, occorre rincorrere nuove frontiere di sviluppo che non siano basate su bassi salari” ha detto D’Alema ricordando che anche in Cina sono iniziati scioperi salariali e anche in “Italia il problema dei diritti del lavoro si imporrà con forza”.

Quanto al dopo Berlusconi “molto dipenderà dal quadro europeo in cui ci troveremo ad operare. Colmare il ritardo del disastroso decennio berlusconiano vorrà dire operare in condizioni difficilissime” sottolinea D’Alema, che tuttavia fa una proposta “ambiziosa”: collocare l’Italia in un quadro europeo che può cambiare. Nei prossimi anni in tre grandi Paesi europei ci potranno essere cambiamenti decisivi: in Germania, dove è possibile un’alternativa rosso-verde con un’alleanza tra la tradizione socialista e il nuovo ambientalismo. In Francia, dove intorno ai socialisti si può costruire l’alternativa a Sarkozy. E l’Italia, con l’alternativa dei Democratici. “Questo dà un senso diverso alla nostra prospettiva: se cambiano questi Paesi cambia l’Europa e sarebbe importante se le forze che si candidano a governare andassero alle elezioni con un programma di politica europea enunciato con grande chiarezza”. Il programma dovrebbe convergere su alcuni punti: un governo europeo del debito, un programma europeo di sviluppo degli investimenti, standard sociali comuni, a partire dalle retribuzioni e una tassa sulle transazioni finanziarie. “Candidarsi a governare tre Paesi con un programma comune darebbe ai progressisti respiro e una forza che non abbiamo mai avuto. Lavoriamo, dunque, su questa prospettiva”