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Calciomercato, Genoa: Criscito e il calcio italiano che cambia

Genova. Eppure il 9 luglio 2006 quando anche Piazza De Ferrari e le vie adiacenti erano piene zeppe di persone che festeggiavano la vittoria del mondiale. Tutti abbiamo immaginato, nell’euforia della festa, che il calcio italiano potesse essere a una svolta: eravamo in piena bagarre calciopoli, sicuri che la Juventus e la sua triade fossero l’unico male del pallone nostrano.

Invece. Il tempo bassa, il livello del nostro campionato si abbassa, come una competizione di seconda fascia che osserva per cinque anni consecutivi vincere una sola squadra. Assurdo, ancora, anche solo pensarci. I quarti di finale delle competizioni europee diventano un miraggio per qualsiasi italiana, eccezion fatta per i nuovi padroni meneghini che però agguantano la finale per un gol annullato allo scadere al Barcellona, gol che avrebbe significato finale per il blaugrana.

Eppoi i i campioni stranieri che vanno via (Kaka e Ibrahimovic che ritorna dopo le opache prestazioni spagnolr), altri che non vogliono più venire (Diedier Drogba, Cristiano Ronaldo, Lionel Messi, Stephen Gerranrd, Frank Lampard, e l’elenco potrebbe allungarsi, quindici anni fa non sarebbero mai stati dichiarati grandi giocatori se non fossero passati dall’Italia) e adesso siamo all’ultimo passaggio: i nostri giocatori migliori che non esistano neanche un secondo a rifugiarsi in campionati non migliori del nostri (forse neanche peggiori) e farsi ricoprire di dobloni. Altri che prestigio.

Il caso Mimmo Criscito nè è l’esempio: per anni abbiamo pensato che fosse l’atavica nostalgia della madre patria a lasciare tutti i campioni italiani all’Italia, ora scopriamo che invece erano ovviamente i soldi e il prestigio di un campionato ora davvero povero (di idee, di pubblico, di gioco e ovviamente di denari).

Il caso Mimmo Criscito (e meno male che i tifosi genoani avevano già accettato di buon grado il suo addio, dovevano solo capire la destinazione) segna poi un ulteriore cambio di passo: l’ulteriore consacrazione dell’inutilità degli accordi tra le società e la migrazione dovuta nonostante le offerte italiane (non solo Napoli, l’Inter di Gian Piero Gasperini era davvero alle porte). Eppure, Zenit e banda Luciano Spalletti (che non si sogna neppure di tornare a Italia).

Il Gasperson, dunque, ora rischia di far saltare il tavolo: se l’Inter aveva già individuato nel Grifone un serbatoio privilegiato, in questa crisi di identità che sta affrontando la società (più che crisi un ritorno al passato), le idee chiare e i diktat di Gasperini potrebbero essere determinanti: dunque via con Rodrigo Palacio (trattativa ormai già ben avviata) e chissà quale altro rossoblù sarà tentato dall’ex mentore.

In questa sessione di calciomercato, però, Enrico Preziosi ha già più volte dimostrato che il Genoa vuole essere competitivo (l’acquisto poco celebrato di Kevin Constant ne è un esempio). E dunque, ora, gli occhi sono puntati su Sebastien Frey, il portierone della Fiorentina che tanto ha fatto discutere dopo la sua ultima conferenza stampa. L’indigesto ritorno di Robert Acquafresca potrebbe rappresentare un’utile pedina di scambio.

Il Grifone deve solo aspettare e pazientare, anche i soldi di Criscito saranno investiti, la pista è quella che porta a Andrés Escobar, ventanni, del Deportivo Calì. Una scommessa di Preziosi … colui che credette in Palacio, in Kucka, in Criscito che ora vola allo Zenit.