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Caccia al cinghiale: la Provincia vara le modifiche

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Genova. Aumenta da dodici a quindici il numero minimo di cacciatori necessari per una battuta al cinghiale e da otto a dieci il
numero massimo giornaliero di cacciatori invitati da una squadra di cinghialisti a partecipare a una battuta venatoria. Passa da due a tre il numero di volte per stagione in cui una squadra può essere invitata in una zona diversa dalla propria dal caposquadra ospitante e in questo caso alla battuta congiunta al cinghiale devono partecipare non meno di venticinque cacciatori oltre a dieci invitati complessivi.

Se due squadre formalizzano l’impegno a sperimentare un’ipotesi di accorpamento gli inviti, per una sola stagione, possono salire a
cinque. Sulle domande dei cacciatori che vogliono costituire squadre per la caccia al cinghiale viene introdotto il codice fiscale invece dell’indirizzo anagrafico e gli Ambiti Territoriali di Caccia, con i loro comitati di gestione, dovranno controllare “l’integrità e la
veridicità” dei dati e delle sottoscrizioni e in caso di evidenti irregolarità il presidente dell’Atc dovrà “segnalare fatti di rilevanza
penale all’Autorità Giudiziaria competente e a inviare copia della segnalazione alla Provincia di Genova”.

Le squadre potranno inoltre organizzare battute al cinghiale, nella zona di competenza, anche in più aree, che dovranno però tutte  da un’ora prima dell’alba sino al termine della caccia – essere segnalate con le apposite tabelle che indicheranno anche il numero, sempre attivo, della Polizia Provinciale.

Sono le modifiche al regolamento per la caccia al cinghiale approvate, su proposta dell’assessore Piero Fossati, dal Consiglio Provinciale ad ampia maggioranza (con il voto favorevole dei gruppi Pd, Idv, Udc, Prc, Sel, Verdi, Lista Biasotti e dei consiglieri Costa, Muzio e Tassi del Pdl e le astensioni dei consiglieri Rotunno, Bianchini, Barsotti e Farina dello stesso gruppo e Oliveri del Gruppo Misto).

Approvato all’unanimità nella formulazione che accoglie le indicazioni dell’assessore Fossati, un emendamento di Spanò dei Verdi (con giudizi positivi anche negli interventi di Sonia Zarino del Pd, Maurizio Barsotti e Claudio Muzio del Pdl e Stefano Ferretti dell’Idv) che “per preservare l’incolumità dei cittadini” inserisce nelle tabelle di segnalazione delle battute al cinghiale in corso anche il numero di telefono, attivo 24 ore al giorno, della Polizia Provinciale per eventuali emergenze.

Spanò chiedeva di indicare anche “il numero di cellulare del caposquadra o di chi ne fa le veci, previo parere del Garante per la Privacy”, ma Piero Fossati l’ha ritenuta “una forzatura, perché questi numeri sono già in possesso della Polizia Provinciale”.

Si deve fare “sempre più prevenzione per la sicurezza del mondo venatorio e di tutti coloro che frequentano i boschi – ha
detto Piero Fossati presentando la pratica al Consiglio Provinciale – e queste modifiche al regolamento accolgono le proposte avanzate dagli Atc. Il problema dei cinghiali, dai gravi danni agricoli ai molti incidenti stradali che provocano, è quotidiano e favorire la possibilità per le squadre venatorie di mettersi insieme significa metterle nella condizione di controllare meglio il territorio. Allo stesso modo è stato documentato che dodici cacciatori non riescono a presidiare tutta la zona di battuta, per questo e per aumentare la sicurezza dei partecipanti il numero minimo è salito a quindici”.

Critico Antonio Vaccarezza del Pdl che ha chiesto la sospensione della votazione e il ritorno in commissione della pratica per ascoltare direttamente i presidenti degli Atc prima di esprimersi. “Non ho alcun motivo di dubitare che le modifiche siano state proposte in modo congiunto dagli ATC – ha detto – ma non ho alcun rapporto che lo certifichi e manifesto le mie perplessità al Consiglio”.

Perplessità raccolte anche da Mario Maggi (Pdl) “riflettiamo per poterci riconoscere, a partire dal metodo, poi anche sul merito” e da Renata Oliveri (Misto) “poteva essere interessante capire direttamente dal mondo venatorio le esigenze e c’è qualche salto logico nelle motivazioni. Fiducia piena e sostegno al percorso di ascolto e condivisione condotto dall’assessore e dalla commissione da Giuseppe Nobile (Prc), Sonia Zarino (Pd e presidente della commissione consiliare), Simone Pedroni (Pd). Giovanni Costa (Pdl) “molto vicino al mondo venatorio – ha detto – il presidente di uno dei due Atc mi ha confermato di condividere la pratica così come è stata illustrata dall’assessore e trattata in maniera attenta” e il suo collega di gruppo Claudio Muzio ha ribadito “le proposte di modifica scaturiscono dagli Atc e sono indicazioni che è bene accogliere.

L’assessore Fossati si è detto “stupito perché è stata messa in dubbio la veridicità del fatto che le proposte provenissero dal mondo venatorio, e proprio da parte di qualcuno in Consiglio che è anche cacciatore e avrebbe potuto facilmente verificarlo. In ogni caso ogni volta che si assumeranno provvedimenti in questa materia convocheremo anche i presidenti degli Atc perché non si possa mettere in dubbio la parola dell’assessore e il lavoro degli uffici”.

Respinto (tutti contrari tranne il proponente e con le astensioni di Bianchini e Rotunno del Pdl) un secondo emendamento di Angelo Spanò che chiedeva di limitare a tre colpi (uno in canna e due nel caricatore) invece dei sei consentiti (cinque nel caricatore e uno in canna) le munizioni delle carabine per la caccia al cinghiale, per meglio tutelare la sicurezza. “Pur comprendendo le motivazioni – ha detto Fossati ” non è accoglibile, perché questa modifica violerebbe la legge”.