Ancora in calo l’occupazione, Cgil: “E’ una voragine” - Genova 24
Cronaca

Ancora in calo l’occupazione, Cgil: “E’ una voragine”

disoccupazione

“Una vera e propria voragine che invece di attenuarsi tende ad assumere carattere di strutturalità”. Così il segretario confederale della Cgil, Fulvio Fammoni, commenta le stime provvisorie dell’Istat su ‘Occupati e disoccupati’ di aprile. E non è una novità, visti i dati registrati già nella fine del 2010 e nei primi due mesi di quest’anno, anche in Liguia, compresa Genova e la riviera di levante.

Per capire la situazione, infatti, basta vedere cosa stanno attraversando alcune delle più importanti realtà industriali della regione, come Fincantieri, ad esempio, ma anche molte altre aziende dell’entroterra levantino. Dati, a livello nazionale, che per il dirigente sindacale evidenziano come ”l’occupazione cali ancora mentre la distanza con gli occupati del primo semestre del 2008, cioé prima della crisi, ritorni a circa 650mila lavoratori in meno”.

Fammoni sottolinea inoltre come ”il tasso di occupazione scende sotto il 57% e la nostra distanza con l’Europa, spesso citata a sproposito, si acuisce. E questo nonostante il bacino degli ammortizzatori sociali che però è sempre più precario e a rischio”. “Ormai è chiara a tutti – afferma il sindacalista – meno che al governo, l’anomalia del mercato del lavoro italiano basata sul binomio disoccupazione-inattività e scoraggiamento che porta il dato reale dei disoccupati a superare la media europea. Quando scende la disoccupazione sale il bacino degli scoraggiati, questa volta addirittura del doppio, e il risultato è ancora più negativo”.

Per invertire questo trend, osserva il segretario confederale Cgil, ”servirebbero scelte di merito e un messaggio chiaro: meno precariato, tutele per chi non ne ha e per chi rischia di perderle, politiche industriali e di sviluppo, riforma fiscale a favore del lavoro dipendente e dei pensionati per far ripartire consumi e produzione. Tutto questo però non c’è nell’agenda di un governo non solo inadeguato ma che – conclude Fammoni – con le sue scelte, e non scelte, acuisce i problemi della crisi e del lavoro creando danni al paese”.