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Sampdoria: Mannini e Curci le due storie del bilico foto

Genova. Una giornata infernale si è scritto. Una partita non consigliata ai deboli di cuori. Una partita che nella paura dell’abisso e nella voglia di rivalsa è espressa da due giocatori, dai loro volti e i loro muscoli: ci riferiamo a Curci e Mannini.

Curci disteso a terra dopo il primo gol subito da Eder, mani a coprire il volto, quel tiro precisissimo ma che diventa irresistibile, anche in virtù di un tentativo di parata non così esplosivo. E poi quelle due uscite solo abbozzate e mai affrontate con decisione.

Cavasin, a fine partita, lo ha difeso a spada tratta:”Nessuno dei gol che ha subito da quando sono qua sono a lui imputabili. Nella partita di oggi forse in occasione terza rete doveva trovarsi in una posizione diversa, ma la sua prestazione fino ad oggi è sempre stata sufficiente”. Certo la volontà di dare una scossa all’ambiente è sempre ripetuta da settimane e da settimane ci si trova davanti a errori, non di rado per mancanza di coraggio. Cavasin, a questo punto, non può esimersi dalle sue responsaiblità, che significano anche prendere delle decisioni impotanti, delicate, perchè no, istintive. E queste scelte sembrano avallate proprio dalle sue parole, per quanto pacate:”In settimana comunque analizzeremo gli errori insieme al resto della squadra e valuteremo chi è al meglio per scendere in campo. La questione gerarchica, soprattutto nel ruolo del portiere, è primaria. Non è mai facile sostituire un portiere, bisogna tenere conto di molti aspetti, sia tecnici che psicologici”.

Dall’altra parte, si diceva, Daniele Mannini, con i suoi 1 metro 83 e 78 kg di potenza, rabbia, agonismo. Uno che nella sua carriera ne ha già vissute e viste tante. Innanzittutto l’episodio del 2004, quando in un Brescia-Udinese, con il portiere friulano De Sanctis a terra, segna il suo primo gol in seria A. Polemiche a non finire. Qualche anno dopo, nel 2009 quando già giocava nel Napoli, ecco la squalifica per doping inflittagli dal tribunale di Losanna (per fatti legati ancora alla sua esperienza bresciana).

Alla Sampdoria ha avuto sprazzi da grande giocatore: l’inzio della scorsa stagione per esempio, con Del Neri allenatore si è imposto spesso come uomo capace di fare la differenza, con la sua prestanza fisica, ma anche con classe. Come il gol di ieri allo scadere: palla sul destro, finta e tiro di sinistro con grande potenza sotto la traversa. Un altro suo gol, fondamentale e vitale, a distanza di un anno e mezzo dall’ultimo.

“Sono contento, è normale che sia così. L’impegno da parte mia non è mai mancato, anche nei momenti sul piano personale più difficili. Ora, finalmente, sono riuscito a dare il mio contributo tornando a segnare e non posso che esserne soddisfatto, soprattutto per la squadra”. Parole di circostanza, certo, che rimbalzano ogni settimana nelle bocche dei giocatori. Eppure, suonano come un tentativo di riscossa. Soprattutto se pronunciate da un combattente come lui.

“È stata dura, noi ce l’abbiamo messa tutta, tutto quello che potevamo mettere l’abbiamo buttato in campo. Possiamo anche sembrare disordinati quando attacchiamo, ma la confusione è figlia del momento e della foga di voler raddrizzare la nostra stagione. Nelle altre partite prendevamo gol e perdevamo, oggi abbiamo rimontato tre volte”. La parola rimonta non può e non deve essere legata solo a questa partita, soprattutto considerando che per rimanere in serie A non serva rimontare, ma tenere la posizione, lasciarsi alle spalle il Lecce, che ha un calendario difficile quanto la Samp (il derby a Bari, l’altra romana – seppur in case – e la partita di domenica prossima contro il Napoli in casa, equivalente a quella dei blucerchiati contro il Palermo).

“La situazione è brutta – ammette Mannini, prendendosi in maniera matura le resposanbilità – non possiamo permetterci di mollare proprio ora. Ora non so quanti punti serviranno per salvarci, dobbiamo continuare a fare quello che abbiamo fatto oggi quando siamo andati sotto tre volte».

Mannini non si esime nel parlare anche di Curci, dell’altra faccia del bilico. Anche in questo caso, deciso come il tiro sotto la traversa:”Piangersi addosso non serve a nulla. Lo spogliatoio è unito e sa benissimo cosa si debba fare in questi casi. Dobbiamo pensare ad andare avanti e alla prossima partita che è un’altra sfida importantissima. Contro il Genoa non sarà facile di sicuro: giocare il derby dà tantissima tensione di per sé e domenica sera ne darà ancora di più vista la nostra situazione”.

Il derby, dunque. Un giorno e mezzo di riposo, poi gli allenamenti riprenderanno nel pomeriggio di martedì. 180 minuti per imprimere la giusta direzione a questo bilico.