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Religione, Uaar: “La maggior parte degli italiani non crede in Dio”

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Genova. “La maggioranza degli italiani già oggi agisce in modo etico e morale senza credere in alcun Dio o religione”. A dirlo è il segretario nazionale dell’Unione Atei Agnostici Razionalisti (Uaar) Raffaele Carcano durante il convegno internazionale ‘In un mondo senza Dio’ organizzato ieri a Genova dall’ Uaar.

“Nei comportamenti pratici degli italiani l’osservanza ai dettami delle religioni non è così diffusa – ha detto Carcano – così come in altri Paesi europei. L’Uaar vuole evidenziare come essere atei o agnostici consente di condurre una vita etica senza basarsi su dogmi religiosi”.

“In Italia è una convinzione ormai diffusa che una società senza religione è una società senza moralità – ha aggiunto -. Noi vogliamo sfatare questo mito, non c’é bisogno di credere in Dio per condurre una buona vita. Ammesso che ci sia consenso sul Dio da seguire, ce ne sono decine di migliaia di tipologie nel mondo”.

“In Italia il creazionismo esiste, lo sostiene la Chiesa, le posizioni di Papa Ratzinger sono di puro negazionismo scientifico – ha aggiunto Telmo Pievani, docente alla Bicocca -Ratzinger sostiene che la teoria dell’evoluzione non è ancora una teoria completa e verificata che non sarebbe in gran parte dimostrabile per via sperimentale seplicemente perché non potremmo riprodurre in laboratorio 10 mila generazioni. Ciò significherebbe che ci sono lacune di verificabilità di questa supposta teoria. Per i non esperti ricordo che le generazioni riprodotte oggi in laboratorio sono più di 50 mila”.

“Anche l’arcivescovo di Vienna sostiene che la teoria dell’evoluzione è morta – ha continuato il docente – per le numerose mancanti forme intermedie mai scoperte e il fatto che finora non sarebbe mai stata dimostrata una forma di evoluzione da una specie all’altra, è negazionismo della ricerca scientifica da un secolo e mezzo”.

“La Chiesa – ha concluso Pievani – sostiene che non possiamo essere figli del caos, ma la scienza dimostra che siamo figli di una storia evolutiva che ci ha portato qui per motivi contingenti e casuali, la sfida tra rivoluzione darwiniana e finalismo religioso non è finita”.

Nel corso del convegno è intervenuto anche il filosofo Giulio Giorello, il quale ha parlato di illuminismo radicale con riferimenti storici e contemporanei.

“L’illuminismo radicale irriderebbe i miracoli per cui Papa Wojtyla viene beatificato, si farebbe beffa delle credenze. Nel 1992 Papa Wojtyla ha fatto la famosa digressione su Galileo chiedendo scusa, dopo più di trecento anni, la Chiesa non poteva svegliarsi prima? – ha domandato Giorello.

“Papa Wojtyla nel suo discorso del 1992 ha detto che oggi lo specialismo scientifico è un dato di fatto e ha fatto venir meno il quadro unitario in cui la teologia controllava varie singole discipline scientifiche e poi aggiunge: un aspetto buono e auspicabile ancora oggi, ma allora la storia non ha insegnato niente a questa gente – ha continuato Giorello che ha aggiunto: “Queste persone non possono più fare ciò che hanno fatto a Galileo Galilei e Giordano Bruno perché siamo riusciti a tagliargli in qualche punto le unghie”.

“Per l’illuminismo radicale la divinità è nella razionalità pura – ha concluso Giorello – mentre la Chiesa oggi ci dice: ‘scienziati divertitevi con le stelle, divertitevi di meno con la fecondazione assistita, con le biotecnologie quando possono venire incontro alle persone per aver un figlio nonostante la natura lo neghi e guai a voi se pensate di usare le cellule staminali embrionali per curare delle malattie serie”.

Alla tre giorni di dibattiti nel capoluogo ligure,  prenderanno parte anche Margherita Hack e Nicola Piovani.