Genova, scuola Don Milani: le paure di una mamma, i dubbi di un professore - Genova 24
Cronaca

Genova, scuola Don Milani: le paure di una mamma, i dubbi di un professore

Genova. “La scuola media statale Don Milani non deve perdere la sua connotazione sperimentale”. Dopo l’intervento dell’assessore regionale all’Istruzione, Pippo Rossetti, a difesa di quella che la stessa sindaco Vincenzi aveva definito “punto d’eccellenza a Genova”, la protesta di genitori, insegnanti e alunni ha varcato la soglia di Palazzo Tursi, sede del Comune di Genova, per presenziare al consiglio comunale dove oggi è stato approvato all’unanimità un documento che “impegna sindaco e giunta a chiedere la firma del ministro Gelmini”.

“Questa sensibilità da parte del mondo politico locale non può che fare piacere – spiega Simone Bertone uno degli insegnanti della Don Milani accorsi in massa in Aula Rossa – in questo modo possiamo fare conoscere alla città tutto quello che la scuola vuole continuare a proporre”.

“Più che protestare – continua il professore – speriamo di riuscire a chiarire quale apporto può dare il nostro lavoro, nei confronti sia dell’utenza sia del sistema scolastico generale, così da far prendere al ministro una decisione consapevole sulla base di quello che la scuola realmente rappresenta”.

Oltre alla didattica normale, la Don Milani propone molte ore di laboratorio e un’importante compresenza di più professori, ma con la mancata firma del ministro Gelmini, una quindicina di insegnanti rischiano il posto di lavoro. “Oltre a questo grave problema si andrebbe a interrompere anche il processo stesso di ricerca e di innovazione della didattica. La Don Milani significa sperimentazione e formazione dal basso, ma è anche un volano per far conoscere le buone esperienze didattiche del territorio”, conlcude il professore Bertone. “Per tutto questo, però, sono necessarie le risorse ministeriali, che, senza firma sul decreto, non potranno mai arrivare”.

“Ieri siamo stati convocati dal preside e siamo stati informati che a causa della mancata firma di autorizzazione alla specializzazione – conferma Lorena Lucattini, mamma di due aspiranti alunni – l’organico degli insegnanti scenderà a 25 invece di 41 e questo significherà non poter assicurare né programma né piano formativo”. Il taglio, inoltre, andrà a colpire anche gli alunni disabili: tramite sorteggio potranno essere inseriti solo quattro bambini invece di nove, mentre gli altri saranno costretti ad andare in altre scuole.

“Ho scelto la Don Milani con il cuore perchè credo in questo progetto – conclude la madre – continuerò a lottare e lascerò i bambini anche nel caso diventasse ‘normale’, per la validità dell’offerta formativa e per gli insegnanti. I problemi più grandi li avranno soprattutto i ragazzi già in corso”. Gli enti locali si sono mobilitati a vari livelli, ora “dobbiamo essere ricevuti dalla direzione regionale scolastica per vedere di intercedere con la Gelmini. Se fosse il caso, però, siamo pronti. Andiamo anche a Roma”.

Intanto, sale l’attenzione anche anche per la scuola primaria Lorenzo Garaventa. I consiglieri regionali Aldo Siri e Lorenzo Pellerano hanno presentato un’odg approvato all’unanimità sulla scuola, frequentata da molti bambini del centro storico.

“Il problema che sta interessando la scuola è molto serio e preoccupa fortemente i genitori dei circa 156 alunni ospitati attualmente nelle sei classi della Garaventa ed in particolare i genitori dei 22 bambini della classe 1B (futura 2B nel prossimo anno scolastico 2011-2012), i quali temono di non vedere confermato l’attuale orario che prevede il tempo pieno” osserva il Consigliere Siri, primo firmatario dell’ordine del giorno.

”La classe 2B è l’unica della scuola Garaventa che, a causa della prevista riduzione di organico, rischia di essere attivata come classe a tempo normale e non a tempo pieno. Se questo avvenisse si andrebbero a penalizzare le tante famiglie residenti nel centro storico, in particolare quelle in cui entrambi i genitori lavorano e per le quali la scuola rappresenta un prezioso ed indispensabile aiuto. Inoltre, la scuola rappresenta anche un punto di riferimento per le tante attività della zona, legate naturalmente alla presenza dei bambini” aggiunge Siri.

“Non dobbiamo poi dimenticare che se non si dovesse mantenere il tempo pieno, i genitori dei bambini che frequentano l’attuale classe 1B sarebbero costretti a iscrivere i figli in altre scuole, il che significherebbe l’abbandono, di fatto, del quartiere” sottolinea il consigliere Siri.