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Fincantieri, Fiom al Governo: “Strappi il piano industriale, da domani scioperi e cortei”

Genova. “Adesso basta parlare con l’azienda, vogliamo un incontro con il Governo, proprietario di Fincantieri e unico soggetto, a questo punto, in grado di stracciare un piano oltremodo inaccettabile”.

Il grido d’allarme dei sindacati, già da oggi, con l’infuocata manifestazione spontanea che ha paralizzato Sestri Ponente, è destinato a diventare azione concreta di protesta con ulteriori scioperi e cortei che dallo storico cantiere genovese arriveranno fino nel centro della città, direttamente sotto il palazzo della Prefettura. Così come sono previsti, a partire da domani, blocchi e manifestazioni a levante, in partenza dall’altro cantiere colpito dal piano industriale aziendale: Riva Trigoso, per cui Fincantieri ha presentato oggi un progetto di ridimensionamento.

Ma se lo storico stabilimento di Sestri Ponente è stato destinato alla chiusura completa insieme a quello di Castellamare di Stabia, a Riva il rischio è ugualmente alto. “Lo chiamano ridimensionamento – spiega Bruno Manganaro, Fiom Cgil Genova, oggi a Roma alla presentazione del piano industriale – ma trasferire 500 persone a La Spezia significa chiusura”. Ma è a Genova che è arrivata la batosta più grande, definita dalla stessa sindaco, Marta vincenzi, “una presa in giro”.

Secondo il piano illustrato oggi il cantiere chiuderebbe i battenti per sempre e non per i tre anni, già definiti inaccettabili dalle parti, necessari per i lavori del ribaltamento a mare. E anche se lo stesso ad di Fincantieri, Giuseppe Bono, ha definito oggi il piano “, “non da prendere o lasciare. E’ la fotografia realistica di una situazione drammatica attuale e in prospettiva” e che “da oggi si apre una trattativa che ci auguriamo possa aggregare il maggior consenso possibile”, i rappresentanti sindacali sono già oltre il piede di guerra: “Ci proveremo fino alla fine – commenta Manganaro – non intendiamo abbandonare non solo i lavoratori, ma anche Sestri Ponente e tutta la città che subirà un contraccolpo pesantissimo dalla chiusura di un cantiere come il nostro”.

A tal proposito, gli stessi commercianti sestresi intendono manifestare la loro solidarietà ai lavoratori esponendo nei negozi un volantino “a difesa del cantiere di Sestri Ponente”. Quanto alla possibilità paventata in questi giorni di trasferire i lavoratori di Sestri a Marghera e Monfalcone, Manganaro è tranchant: “Spostare 770 persone non solo non è semplice, ma direi impossibile, visto che in questi due cantieri non hanno questa disponibilità di lavoro. E comunque -conclude il sindacalista – da parte dell’azienda, in oltre tre ore di riunione, resta un unico punto fermo: ridurre i cantieri in Italia, che tradotto significa Sestri Ponente e Castellamare di Stabia chiusi, Riva Trigoso a grosso rischio. Chi si deve dare fare – è l’appello alle forze politiche locali che rappresentano il Governo – ora è il momento che lo faccia”.

I segretari generali dei sindacati metalmeccanici hanno deciso un pacchetto di otto ore di sciopero del Gruppo Fincantieri da usare fino al 6 giugno, secondo le esigenze di ogni singola realtà del gruppo interessata dal piano di ristrutturazione.