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Esuberi Fincantieri, Fiom: “Contrordine: scendiamo in piazza”

Sestri Ponente. La rabbia è salita fra i lavoratori della sede Fincantieri di Sestri Ponente, che oggi dalle 13 alle 15, usciranno dallo stabilimento e bloccheranno la strada per protestare contro il piano industriale che sarà presentanto ufficialmente lunedì a Roma, ma di cui sono già trapelate molte indiscrezioni, che evidentemente sono sembrate più che attendibili ai lavoratori e ai sindacati.

“Avevamo pensato di aspettare fino a lunedì, ma nel frattempo la rabbia è salita e quindi abbiamo deciso di scendere in piazza già oggi”, spiega Manganaro, segretario Fion Cgil. Secondo quanto trapelato, infatti, sembra che il piano di industriale di Fincantieri preveda un esubero di 1500 dipendenti. Esuberi che, secondo quanto sosterrebbe l’azienda, non dovrebbero tramutarsi in licenziamenti, ma portare comunque forti modifiche soprattutto nei cantieri liguri di Riva Trigoso e Sestri Ponente.

“Se le prospettive veramente queste, noi non ci stiamo. Pensavamo di iniziare la protesta martedì dopo lo svolgimento di una breve assemblea in cantiere, ma invece già oggi sarà una giornata calda – continua Manganaro – quello che è stato prospettato, infatti, significherebbe la chiusura definitiva dei due cantieri liguri, quindi niente più futuro per circa 1000 dipendenti, che entrerebbero in cassa integrazione senza sapere quando e se rientreranno mai a lavorare”.

Sembra che l’azienda abbia deciso di sopprimere la parte navale a Riva Trigoso, per mantenere e potenziare solo l’officina meccanica. “E’ ovvio che questo non abbia nessun senso – continua Manganaro – insieme alla parte navale scomparirebbe definitivamente tutto il cantiere. La stessa cosa vale per Sestri Ponente. Sembra infatti che l’azienda abbia intenzione di confermare la realizzazione del ribaltamento a mare, ma che proprio per questo motivo il cantiere diventerebbe inagibile per tre anni, lasso di tempo in cui i lavoratori sarebbero ricollocati a Muggiano. Anche in questo caso si tratta solo di una presa in giro, che porterebbe alla perdita di centinaia di posti di lavoro”.