Don Seppia resta in carcere: nella rete ragazzini sotto i 16 anni, adescati con la cocaina - Genova 24
Cronaca

Don Seppia resta in carcere: nella rete ragazzini sotto i 16 anni, adescati con la cocaina

don seppia riccardo

Genova. Don Riccardo Seppia deve restare in carcere per possibile reiterazione del reato e per possibile inquinamento delle prove. Lo ha deciso oggi il gip Annalisa Giacalone, dopo il primo interrogatorio di garanzia, in cui il parroco di Sestri Ponente, arrestato sabato per abusi su minore e cessione di sostanze stupefacenti, si è avvalso della facoltà di non rispondere.

Nel frattempo i magistrati avrebbero ascoltato anche il ragazzo di 15 anni, indicato come la presunta vittima degli abusi da parte del prelato. Il giovane ha confermato quanto subito. “Ormai è fatta. L’ho baciato in bocca” avrebbe detto don Riccardo parlando con un suo amico, secondo quanto emerge dalle intercettazioni.

Nei prossimi giorni sarà sentito anche un altro minorenne oggetto delle attenzioni di Don Seppia, per eventualmente confermare quanto emerso dalle intercettazioni degli sms mandati dal prete. Sempre secondo le prime indiscrezioni fornite dalle intercettazioni, Don Seppia usava approcciare i giovani tramite cellulare. Ma si sarebbe rivolto in special modo a un particolare target: quattordici, al massimo 15 anni, perché “sedicenni sono già troppo vecchi”. E poi con problemi di famiglia, di disagio. Il prete avrebbe formulato vere e proprie richieste al suo pusher di fiducia, un immigrato residente a Genova, che gli procurava droga e anche ragazzini con i quali se possibile trattenersi in incontri intimi.

Due le zone dove lo spacciatore cercava le vittime: la Fiumara, cioè il grande centro commerciale di Sampierdarena, e il centro storico. Una volta contattato un ragazzino disponibile, il pusher ne dava il numero di telefono al prete. E don Riccardo cominciava le avances. Per incontrarli, prometteva loro cocaina; se non disponibile, bastava una banconota da 50 euro. Sembra che messaggi e telefonate fossero insistenti, quasi assillanti: varie decine al giorno.

Ma nell’inchiesta potrebbero esserci altri minorenni coinvolti, forse residenti a Milano, dove il prete andava a rifornirsi di droga e frequentava discoteche e saune. Nell’ambito dell’attività investigativa, i carabinieri stanno esaminando i tre computer sequestrati nella casa del parroco: sembra che don Riccardo facesse avances ai ragazzini anche nelle chat, dove si presentava con la sua vera identità.

Il gip ha venti giorni di tempo per emettere una nuova ordinanza, dopo quella trasmessa dal collega milanese.