Da Genova a Istanbul, con “Jeans da morire” viaggio tra i sabbiatori - Genova 24

Da Genova a Istanbul, con “Jeans da morire” viaggio tra i sabbiatori

jeans da morire

Silicosi: malattia grave delle vie respiratorie, che puo’ portare alla morte e che deriva dall’inalazione di polvere di pietra, a causa di esposizione troppo prolungata in ambiente contaminato. E’ una delle malattie professionali più studiate e conosciute, soprattutto tra i minatori. Eppure, di silicosi, nel terzo millenio, si muore ancora.

Accade ad esempio, in Turchia, tra chi lavora allo scolorimento dei jeans mediante sabbiatura, il sandblasting, tecnica in cui un compressore adaria ‘spara’ la sabbia ad alta pressione sui jeans, sbiancandoli al punto desiderato. Ma, a seguito dell’impatto con il tessuto, le particelle di sabbia si frammentano, generando nell’aria una circolazione di particelle finissime che risultano letali per gli addetti alla sabbiatura. I sabbiatori, che spesso hanno come unica protezione solo una logora mascherina, sono l’ultimo anello della filiera di produzione e non solo in Turchia, ma anche in Cina, Bangladesh, Messico, Egitto, dove i controlli sono scarsissimi.

Un libro edito da Ediesse, “Jeans da morire – Da Genova a Istanbul: tra i sabbiatori dei jeans in Turchia”, curato da Silvana Cappuccio e Martina Toti, (prefazione di Susanna Camusso), ora racconta, in due lingue (italiano e inglese), le storie di chi continua a sacrificare la vita, a causa di un business formidabile, quello dei jeans: si calcola infatti che annualmente, nel mondo, si producano 5 miliardi di paia di pantaloni del famoso tessuto che, comevuole la tradizione, fu inventato a Genova come resistente tuta da lavoro per gli operai portuali.

Ad aprile 2009, informano le autrici, “una circolare del ministero del Lavoro e della Sicurezza sociale ha finalmente proibito la sabbiatura manuale di jeans e di ogni altro capo di abbigliamento in Turchia e ha contemporaneamente annunciato lachiusura di una sessantina di fabbriche clandestine, il rafforzamento dei controlli e garantito ai lavoratori interessati il diritto alla pensione”.
Ma molte società turche hanno subappaltato le produzioni aimprese cinesi, indiane, egiziane e bengalesi. Il sindacato del tessile ha lanciato allora una forte campagna per la messa a bando della sabbiatura nell’industria dell’abbigliamento, campagna che ha comiciato a dare i suoi frutti. Due grandi multinazionali (Levi’s e H&M) hanno deciso di bandire la sabbiatura dai loro prodotti e di escludere capi trattati con silicio di alluminio, silicato di alluminio, carburo di silicio, scorie di rame e granato per trattamenti abrasivi.

Ma la strada per sconfiggere questa silenziosa strage sul lavoro è ancora lunga. “Le pagine di ‘Jeans da morire’ -scrive la leader della Cgil, Susanna Camusso, nella prefazione- ci confermano nella necessita’ di un nostro impegno eccezionale su temi come l’integrazione sociale, lo sfruttamento, il lavoro sommerso, il rispetto del lavoro nella societa’ globalizzata e la riaffermazione del suo alto valore sociale,per impedire che, oggi come ieri, siano proprio i piu’ deboli che debbano continuare a pagare altissimi prezzi sull’altare del profitto e della competizione spregiudicata”.