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Accoltellamento al Crazy Bull, catturato uno degli aggressori: si cerca l’esecutore del gesto

Genova. Proseguono le indagini dei carabinieri per trovare anche gli altri colpevoli dell’accoltellamento a Davide Siboldi, 29 anni, l’addetto alla vigilanza del Crazy Bull Café, avvenuto la notte tra il 24 e il 25 aprile. Uno dei tre aggressori, infatti, è stato bloccato venerdì scorso. Si tratta del 23enne tunisino Zarbut Karim, clandestino, uno dei soggetti presenti nel locale allontanato dalla vigilanza, ma non è l’esecutore materiale del terribile gesto di violenza.

“Fortunatamente ci sarà un’evoluzione positiva per la vittima, che si sta riprendendo e sta collaborando, fornendo importanti informazioni per la prosecuzione delle indagini – spiega Roberto Valvano, nucleo investigativo dei carabinieri – Noi stiamo cercando gli due altri soggetti poiché le persone che si trovavano dentro la discoteca quella sera erano tre. Erano stati allontanati perché uno fumava all’interno del locale e al momento in cui venivano accompagnati all’uscita uno dei tre aveva avuto una reazione estremamente violenta, estraendo l’arma da taglio con cui ha procurato gravi lesioni al vigilante”.

“Nel proseguimento dell’indagine, soprattutto grazie alla raccolta di informazioni ottenute dai testimoni, siamo riusciti a individuare il soggetto, che poi abbiamo fermato venerdì scorso, dopo averlo pedinato per un certo tempo, anche nella speranza che ci potesse portare a chi materialmente ha eseguito l’accoltellamento. Lui, infatti, era uno dei due accompagnatori, che però, sentendosi estremamente coinvolto, stava cercando di lasciare il territorio italiano. Infatti ci siamo accorti che aveva iniziato a comprare numerosi capi di abbigliamento e stava cercando di allontanarsi da Genova, accompagnato da una 23enne genovese F.M., estranea ai fatti. Aveva messo in atto anche una serie di manovre evasive temendo di essere soggetto a sorveglianza”.

“Gli elementi raccolti hanno confermato la volontà di fuggire del ragazzo e soprattutto la sua presenza al momento della lite – conclude Valvano – E’ giusto che la persona che ha colpito il vigilante sappia che ora l’uomo è in via di guarigione e che quindi la situazione potrà essere meno grave. Sarebbe bene se decidesse di costituirsi spontaneamente, perché la sua posizione processuale non potrebbe che migliorare”.