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Cronaca

Rivolta nel carcere di Marassi: la denuncia di Sarno (Uilpa)

Marassi. “Nella serata di ieri, intorno alle 21.45, un gruppo di ragazzi probabilmente riferibili all’area ‘no global’, ha manifestato sotto la cinta del carcere di Marassi (lato stadio), gridando slogan vari tra i quali ‘libertà per i detenuti’ ed ha appiccato fuoco a cartoni e materiali vari”.

A commentare l’accaduto è il segretario generale della Uilpa Penitenziari, Eugenio Sarno, che informa come a seguito di questa manifestazione all’interno del carcere sia scoppiata la protesta dei detenuti.

“Oltre ad appiccare fuochi i manifestanti hanno lanciato all’interno del carcere anche bottiglie e sassi – spiega Sarno – Intorno alle 22, per circa un’ora, i detenuti di Marassi hanno dato vita ad una rumorosissima protesta sbattendo le stoviglie sulle porte e sulle grate nonché incendiando alcune lenzuola. Riteniamo quest’episodio inquietante non solo grave dal punto di vista del turbamento dell’ordine pubblico, quanto significativo delle tensioni che attraversano l’intero sistema penitenziario”.

La situazione è stata gestita al meglio dal personale in servizio, ma la penuria degli organici rinfocola le polemiche.

“Per garantire la sicurezza dell’istituto e sorvegliare i 748 detenuti ristretti ieri pomeriggio a Marassi erano presenti solo 18 unità di polizia penitenziaria, credo non occorra aggiungere molto altro. Oltre al sovrappopolamento ( capienza massima consentita 435) il personale deve fare i conti con le croniche e gravi deficienza organiche, tra l’altro aggravate – sottolinea polemicamente il segretario generale della Uilpa – dalle scelte di gestione del personale da parte dell’Amministrazione Penitenziaria ai vari livelli. Solo la grande professionalità e l’esperienza dei nostri 18 colleghi in servizio ha impedito che la situazione, ieri sera, degenerasse. A loro va il nostro plauso e la nostra gratitudine. Che è il plauso e la gratitudine che estendiamo a tutta la polizia penitenziaria in servizio nelle prime linee penitenziarie, sempre più sola ed abbandonata ad affrontare le emergenze quotidiane. Noi non ci stancheremo di stimolare il Ministro Alfano ad una più istituzionale attenzione verso l’universo carcerario, oramai impedito ad assolvere al proprio mandato costituzionale. Ma invitiamo l’intero Governo ad attenzionare, e non a parole, le criticità e le tensioni che attraversano i nostri penitenziari. Questa è una bomba il cui timer è quasi pronto ad innescare una devastante deflagrazione dal punto di vista sociale, sanitario e di ordine pubblico”.