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Cronaca

Prà tra sogno e radiazioni, il Comitato: “Qui il Museo De Andrè”

Genova. Rotonde e giochi d’acqua, lunghe piste ciclabili, alberi che separano dalla strada e strutture che isolano anche dall’inquinamento acustico. E ancora, rinaturalizzazione del rio San Pietro, l’ipotesti di un mercato a km zero, dove agricoltori della zona potranno vedere i loro prodotti.

E’ il progetto presentato dall’assessore alla viabilità Simone Farello sul restyling della Fascia di rispetto di Prà. Tutto entusiasmente, sulla carta. Ma cosa ne pensano i praesi di questo progetto? “Ben contenti se arrivano i 14 milioni di euro del Por per Prà, ma i problemi veri del territorio non si risolvono con una rotonda e una pista ciclabile”. Così Nicola Montese, Comitato per Prà all’indomani della presentazione. “Non è una critica, questo progetto di restyling riguarda, in pratica, lo spostamento di una strada, è un piccolo passo per la riqualificazione, ma da qui a dire che Prà riconquista il mare ce ne vuole”.

I cantieri, finanziati dal Por per questo e per altri progetti, tra cui la riqualificazione di piazza Sciesa, avrebbero dovuto iniziare a marzo, ma sono già slittati a maggio.

“Questi interventi, come liberare via Airaghi e via Sapello dal traffico, condivisi con noi, vanno bene, ma la vera riqualificazione è ben altro” sottolinea Montese. Il Comitato, espressione di chi, da sempre, vive questa particolare area del ponente, ha un unico obiettivo: salute, sicurezza e vivibilità di un territorio che “terra di pescatori, da trent’anni è stato privato del mare, senza per altro avere nulla in cambio”. In realtà la merce di scambio del Vte e delle servitù che da Multedo arrivano fino a Voltri, sono state “polveri sottili, rumore oltre i limiti, inquinamento, negozi che chiudono e container a 200 metri dalle case”.

Nasce da qui la richiesta, e “non una pura invettiva antipolitica”, di partecipazione dei cittadini alle scelte del territorio. “Vogliamo essere informati, condividere e partecipare, consapevoli che è la politica poi a dover scegliere, anche se in questi ultimi trenta anni le scelte hanno lasciato a desiderare – spiega Montese – e vogliamo anche riportare alto il livello di vivibilità delle persone, una sorta di autoregolamentazione reciproca”.

Per ora, nonostante l’amplificazione mediatica portata dal container radioattivo, ancora isolato sulla banchina dopo nove mesi, le richieste del Comitato sembrano ancora lettera morta. “Del tavolo tecnico permanente che avevamo chiesto all’indomani della vicenda radioattiva non abbiamo più saputo niente, e il container stesso sembra dimenticato”.

Per non fare rimbalzare a vuoto il grido d’allarme lanciato a più riprese, il Comitato ha qualche pratico suggerimento: “Sarebbe utile, al ponente, al tessuto commerciale che sta morendo, ai genovesi e ai residenti, che la fascia di rispetto di Prà, ora landa desolata senza né un bar, né servizi – spiega Montese – fosse prolungata fino a Palmaro, producendo finalmente quel distacco tra la città e il porto e restituendo in questo modo un pezzo di mare ai cittadini, non più costretti a vivere a 200 metri dai container”.

E tra i 4.500 tir che ogni giorno passano per Prà e dintorni, rilasciando decibel e polveri sottili sopra la norma, il Comitato vorrebbe veder crescere un’idea in particolare: “Ci piace pensare che il Museo permanente dedicato a Fabrizio De Andrè venga fatto a ponente, un pò perchè Faber è nato a Pegli, e un pò perchè vorremmo che i genovesi tornassero a frequentare questa parte di città. Oltre alla rotonda e alla pista ciclabile – conclude Montese – sarebbe bello avere anche De Andrè, con l’auditorium, la mostra permanente, spazi per concerti e luoghi per fare musica”.

Sergio Splendore- Tamara Turatti