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Cronaca

Omicidio piccolo Ale, Mathas indagata: ecco le motivazioni

Genova. Non trova ancora fine il caso del piccolo Alessandro, il bimbo ucciso barbaramente nella notte tra il 15 e il 16 marzo in un appartamento di Nervi. Sono ben duecentotre le pagine della sentenza che spiega le motivazioni per cui Giovanni Antonio Rasero è stato condannato a 24 anni per omicidio volontario del bimbo.

Nelle pagine della sentenza, però, viene anche illustrato il perché Katerina Mathas, la madre del povero piccolo, va indagata per concorso in omicidio. A quasi tre mesi dalla sentenza pronunciata il 24 gennaio scorso in Corte d’Assise, infatti, ecco finalmente le motivazioni.

“La corte ritiene – si legge – che l’atteggiamento inerte ed omissivo della Mathas all’alba del commesso reato sia una conferma indiretta del suo coinvolgimento nella vicenda che ha condotto alla morte il figlio Alessandro”. E ancora “I due protagonisti, Rasero e la Mathas, si legge sempre dalle motivazioni, si mostrano inscindibilmente avvinti da questo singolare atteggiamento di reciproca tolleranza che non trova altra logica spiegazione, scrive sempre la corte, se non quella che risiede nella comune consapevolezza di avere in qualche modo contribuito all’azione omicidiaria”.

In un altro passaggio chiave si legge: “Le vistose discrepanze possono essere spiegate col consapevole intento di entrambi di alterare lo svolgimento dei fatti per trarne un vantaggio personale nel processo. I due, continuano i giudici – si sono dimostrati capaci di manipolare la realtà e di mentire pesantemente su circostanze determinanti. Rasero mente perché sente il disperato bisogno di ‘chiamarsi fuori’ da un delitto che lo vede drammaticamente coinvolto in prima persona. Mente – si legge – perché non può e non vuole confessare di avere commesso un crimine ‘imperdonabile’. E l’unica via d’uscita è quella di accusare Katerina Mathas”. L’atteggiamento al processo, i continui cambi di versione, vengono spiegati così: “Rasero, se pure non merita attenuanti per quello che è, nemmeno può essere sanzionato più rigorosamente per quello che non è riuscito a diventare: un uomo maturo, capace di assumersi le proprie responsabilità”.

Katerina Mathas fu arrestata il 16 marzo scorso insieme a Rasero, ma era stata poi scarcerata dopo 17 giorni perchè, secondo la Procura, gli elementi di indagine portavano ad un unico assassino, il broker Antonio Rasero. Poi, invece, arrivò il ribaltamento a sorpresa: la sentenza della Corte ha condannato in concorso l’ex compagno Rasero, unico accusato dell’omicidio del piccolo Alessandro, aggravando in questo modo la posizione della Mathas e riaprendo allo stesso tempo i “giochi” processuali.