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Liguria, Corecom: “Il piccolo schermo è ancora maschile”

Regione. Domani, venerdì 8 aprile alle 9.30, nella biblioteca del Consiglio regionale (via D’Annunzio 38 – Genova), saranno presentati i risultati di una ricerca sulla rappresentazione femminile nella tv privata locale. La ricerca ha analizzato, per una settimana campione (dal 20 al 26 settembre 2010), televendite, telegiornali e programmi di informazione di sette emittenti televisive liguri: Primocanale, Tele Liguria Sud, Telecity, Telegenova, Teleliguria, Telenord, eleradiopace TV, comparando la rappresentazione televisiva femminile con quella maschile.

L’indagine, commissionata dal Comitato regionale per le Comunicazioni della Liguria (di seguito Corecom), è stata curata dall’Osservatorio di Pavia Media Research. Alla presentazione interverranno: Maria Pia Caruso (dirigente Ufficio di Gabinetto Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni), Pasqualino Lino Serafini (presidente del Corecom Liguria), Monia Azzalini (Osservatorio di Pavia) e rappresentanti del Consiglio regionale ligure dell’Ordine dei giornalisti, dell’Associazione Ligure dei Giornalisti, l’Assessore Pari Opportunità della Regione Liguria, rappresentanti della Federazione Radio Televisioni (Frt) e dell’Aeranti – Corallo.

I risultati della ricerca evidenziano che nelle tv locali le donne sono rappresentate, sia a livello professionale, sia rispetto ai contenuti legati a tematiche del mondo femminile, in maniera sostanzialmente inferiore rispetto agli uomini.
In particolare nelle televendite è evidente il ruolo marginale riservato alle donne, che hanno il ruolo di testimoni o modelle nel 57,3% dei casi, mentre la funzione di esperto è a totale appannaggio maschile. La conduzione registra un “apparente” equilibrio di genere: le donne rappresentano il 51,1% dei conduttori di televendite in video e il 39,1% delle voci fuori campo. Nel 18,2% le televendite sono rivolte soltanto a donne, mentre nel 6,8% esclusivamente agli uomini, nonostante nell’88,6% vendano prodotti destinati a entrambi i generi.

In particolare, le donne sono le destinatarie del 60% delle televendite di prodotti per il fitness e il dimagrimento, con un’ampia diffusione di stereotipi ad azione rinforzante (29,5%).
Nei telegiornali la situazione migliora: la conduzione è affidata per il 39,7% dei casi a giornaliste. Si tratta di una percentuale rilevante, sebbene al di sotto di quelle registrate da altre ricerche più recenti, che si attestano invece al 50%. Le notizie curate da giornaliste donne sono il 30,9%, circa un terzo del campione analizzato. Le donne si occupano soprattutto di scienza e salute, di questioni sociali e legali e di economia, ma la politica è ancora appannaggio dei colleghi maschi. Alle donne, poi, è affidata soprattutto l’informazione locale, mentre a seguire le questioni di carattere nazionale e internazionale sono soprattutto giornalisti di sesso maschile. Solo nel 19,2% dei casi le donne fanno notizia nelle tv locali e quando accade sono vittime (15,4% contro il 6,8% dei casi maschili).

È di sesso femminile il 50% dei soggetti intervistati come espressione dell’opinione popolare, l’87,5% dei bambini, il 66,7% delle casalinghe/genitori, il 53,7% degli abitanti di paese. L’unica categoria professionale in cui prevalgono, per rappresentanza, le donne è quella degli accademici/educatori/insegnanti (51,2%).
Gli uomini sono più spesso protagonisti (82,3%) o esperti (79,3%) e rappresentano in maniera assai eterogenea tutte le diverse categorie professionali, specialmente quelle che godono di una maggior visibilità: politici (85,4% su 466), rappresentanti di associazioni, incluse quelle sindacali (81,5% su 178), affaristi, economisti, imprenditori (87,4% su 159), sportivi, atleti (95,5% su 110).

Scarsa l’attenzione per le tematiche di genere nelle tv locali, secondo i dati della ricerca: nel corso della settimana monitorata, le tv liguri hanno dedicato solo quattro notizie (su 889 complessivamente registrate) a tematiche pertinenti politiche o normative volte a favorire le pari opportunità di genere (come, per esempio, la legge regionale 52/2009), in termini percentuali lo 0,4%. Le questioni di uguaglianza o disuguaglianza sono risultate pressoché assenti, riguardando solo l’1,2% dell’informazione, così come notizie di sfida a qualche stereotipo di genere.
Quanto alla presenza di donne nei programmi di informazione, i risultati dimostrano una chiusura maggiore rispetto ai notiziari. Su 852 ospiti o intervistati in esterna solo il 16,3% è di sesso femminile: in sintesi, questo vuol dire meno di una donna ogni cinque uomini. In questi programmi è poca l’attenzione alle questioni di genere, registrata solo in tre trasmissioni su 148, pari al 2% della programmazione analizzata.

Le conduttrici rappresentano circa un terzo del campione e, nella maggior parte dei casi (40,4%), conducono programmi sportivi – come i colleghi maschi, anche se in quota minore – poi talk show (22,8%), rubriche di approfondimento (14%), programmi d’attualità (10,5%). In questi ultimi tre generi televisivi, la loro concentrazione prevale rispetto a quella maschile, più distribuita su tutti i generi televisivi, laddove le donne, invece, risultano assenti nella conduzione di alcuni format.

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