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Genova, al via il nuovo statuto dell’Università: Lettere “attendista”

Genova. Dopo l’autunno caldo dell’Università, con le proteste in piazza degli studenti, i ricercatori sopra i tetti, i “mugugni” di molti professori strutturati, la riforma è stata approvata e adesso si aspettano solo i decreti attuativi, decisivi per capire quali traiettorie prendera l’università. Non sono in pochi, però, quelli che sostengono come lo scheletro della riforma sia stato scritto da Padoa Schioppa e Mussi, insomma la riforma del centrodestra avrebbe l’imprimatur del centrosinistra.

Nel frattempo gli atenei hanno cominciato a muoversi per approvare i nuovi statuti che prendono le linee guida della riforma. In questo l’Ateneo di Genova, e il rettore Deferrari, sono stati i più veloci, con la conclusione, alla facoltà di architettura pochi giorni fa, del giro di presentazione del nuovo statuto.
Deferrari ha lavorato sullo statuto per quasi due anni, in parallelo dunque alla gestazione delle riforma Gelimini. Lo statuto prevede l’accorpamento delle facoltà, che da undici dovrebbero passare a 5/6 (ancora non si è definito se accorpare o meno Lettere) e dei dipartimenti, che da 52 passereranno a 26: una rivoluzione che dovrebbe portare quasi due milioni in cassa.

Lo statuto prevede inoltre la distinzione dei ruoli tra senato accademico e consiglio di amministrazione, che ora vive in una sorta di bicameralismo perfetto: d’ora in poi si distingueranno con più nettezza ruoli e funzioni. Il rettore non durerà più in carica per quattro anni, rinnovvabili per altri quattro, ma per sei anni con un unico mandato (durante il quale potrebbe ricevere anche la sfiducia dal senato accademico). Il senato accademico invece sarà formato da tre docenti per dipartimento, di cui uno sarà il direttore.
Ma saranno proprio le facoltà e i dipartimenti a misurarsi nella quotidianità con i cambiamenti. Considerato che Lettere è una delle facoltà al centro di questa ristrutturazione dell’Ateneo e che ancora non è delineato con precisione il suo futuro, abbiamo sentito il prof. Carlo Penco, filosofo, ordinario a Lettere.

“Lettere non ha ancora preso decisioni definitive – spiega Penco – siamo di fronte a una facoltà eterogenea, con un grosso settore di studi antichistici ed altri che si intrecciano con parti umanistiche e scientifiche. Premesso che sarebbe utile inserire Lettere in una Scuola di Scienze Umane più ampia, l’accorpamento in sé dovrebbe facilitare gli scambi burocratici tra le varie discipline ora separate”. Secondo il docente non andrebbe persa alcuna specificità, ma, al contrario, si svilupperebbe un grande dipartimento che raggrupperebbe sezioni e sottosezioni. “Saranno possibili maggiori interscambi, non vedo contraccolpi se non un peggioramento nella visibilità dei dipartimenti attuali”.

Quanto all’ingresso dei privati nel Cda, uno dei punti maggiormente contrastati della Riforma Gelmini: “E’ arbitrario, molto dipenderà da chi saranno i privati – commenta ancora Penco – in America ad esempio le stesse forze armate finanziano la ricerca filosofica, in Italia finchè una norma non incentiverà gli imprenditori a investire, difficilmente avremmo mecenati. A differenza della Regione Piemonte, la Liguria ha cominciato da poco ad occuparsi di ricerca, ma difficilmente verrà incentivata quella di base, è più probabile che la ricerca universitaria servirà a realizzare progetti concreti”.