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Emergenza profughi, Pastorino: “Arrivi inferiori rispetto agli anni precedenti”

Genova. L’emergenza profughi è uno degli argomenti più attuali degli ultimi mesi. Si sono svolti interi consigli regionali, provinciali e comunali su questo tema e l’assessore alle Politiche Abitative Bruno Pastorino ne parla approfonditamente, analizzandone tutti gli aspetti.

“Non credo che si possa parlare propriamente di emergenza, o meglio, è un’emergenza in alcuni luoghi, ma non qui da noi – spiega – Ciò che sta accadendo nei paesi del Nord Africa è destinato a cambiare le vicende geopolitiche mondiali, sviluppando modelli democratici in quei paesi”.

“Le persone che arrivano sul nostro territorio fuggono da teatri di guerra o da zone che stanno vivendo uno stravolgimento politico. Noi abbiamo il dovere di ospitarli come meritano, consentendogli di mantenere la propria dignità di esseri umani – continua l’assessore comunale – Da noi non si può parlare di emergenza perché gli arrivi sono inferiori rispetto a quanto è già avvenuto negli anni precedenti”.

Per quanto riguarda Genova, Pastorino fa inoltre notare una particolarità del territorio: “Il Comune riesce a mantenere inalterato il saldo demografico proprio grazie ai flussi migratori (circa 6 mila unità annue). Ora gli arrivi sono concentrati in un’unica soluzione e questo sicuramente richiede maggiore impegno e organizzazione, ma nello stesso tempo rende più agevole una loro sistemazione”.

In tutto questo è importante il ruolo di Anci Liguria, che è quello di concorrere insieme al Governo a una distribuzione equa del flusso migratorio, consentendo alle autonomie locali di decidere la ripartizione all’interno del proprio territorio. Pastorino, nel frattempo, ha presentato una mozione in consiglio provinciale, in cui ha spiegato che non tutti gli immigrati se ne andranno e che quindi potranno diventare un volano di rilancio per il territorio.

“Qualcuno farà il ricongiungimento familiare e altri troveranno lavoro – conclude – dobbiamo mettere in atto delle politiche efficaci per la loro integrazione. E’ giusto accogliere gli immigrati nei comuni più grandi, che sono anche meglio organizzati, ma poi potrebbero diventare la linfa vitale per il rilancio dei comuni più piccoli”.