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Economia

Balneari, Rezzoagli (Fiba): “Oltre alle concessioni demaniali non dimentichiamo il problema dei canoni”

Genova. “Ora dobbiamo aspettare il tavolo tecnico istituzionale tra le Regioni e il ministro Fitto per superare questo periodo di stallo, gravoso per le imprese balneari e per tutto il comparto del turismo”. Matteo Rezzoagli, responsabile Fiba Confesercenti Liguria – all’indomani della manifestazione davanti alla Provincia e dopo la presa di posizione bipartisan in Regione, con un ordine del giorno Pdl e uno del Pd, torna a ribadire la necessità di un intervento da parte del ministro Fitto sulla Bolkestein.

Secondo la direttiva europea, infatti, nel 2015 le concessioni demaniali dovrebbero andare all’asta. “Se il ministro riuscirà a imporsi attraverso una modifica della direttiva, che preveda la proroga fino al 2030 e con il regolamento del settore attraverso leggi quadro regionali, avremmo una duplice soluzione sia per i gestori sia per il turismo”. Sul piatto infatti non ci sono solo gli interessi degli operatori balneari che, non avendo certezze sul futuro, non investono più, ma anche e soprattutto la tenuta del comparto. “Senza investimenti, l’offerta si dequalifica con una penalizzazione generale del settore turistico – spiega Rezzoagli – i rappresentanti dell’indotto, ad esempio, hanno registrato un fermo delle vendite di sdraio o ombrelloni, di due anni. La proroga al 2030 serve anche per poter ammortizzare gli investimenti, anche se poi andrà stabilito, nel caso malaugurato in cui non si riuscisse a superare la Bolkestein, un criterio di equo indennizzo per i gestori che negli anni hanno creato, come in un’azienda normale, il proprio giro di affari da remunerare adeguatamente”.

L’altro aspetto da non sottovalutare, ora che gli occhi sono tutti puntati sulla questione Bolkestein, è la partita dei canoni demaniali. “Come Confesercenti avevamo proposto già qualche anno fa l’aumento dei canoni tabellari anche del 100%, con la possibilità di dare una quota alle amministrazioni comunali e regionali per sviluppare politiche in difesa del territorio e in particolare degli arenile. Ma nel 2007 il Governo ha stoppato la nostra iniziativa, con il solo scopo di fare cassa, evidentemente, attraverso una scellerata imposizione fiscale”.