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Politica

Tirreno Power, la Regione oggi nella capitale: a rischio l’accordo

Vado Ligure. La linea regionale è definita in vista del decisivo incontro di oggi a Roma: sì alla costruzione del nuovo gruppo da 460 Megawatt, ma a patto che i due gruppi vecchi da 330 MW vengano demoliti e, una volta rasi al suolo, eventualmente sostituiti da un altro gruppo di potenza complessiva non superiore ai due precedenti.

E’ quanto emerso dalla riunione straordinaria della giunta ligure guidata da Claudio Burlando, alle prese con lo spinoso e controverso tema dell’ampliamento della centrale termoelettrica di Vado Ligure. Con questo indirizzo la Regione Liguria si presenterà oggi alla conferenza dei servizi nella capitale.

Spiega il governatore Burlando: “L’ampliamento potrà essere realizzato solo a patto che i gruppi vecchi vengano abbattuti quando l’impianto nuovo entrerà in funzione. Solo in quel momento avremo la disponibilità ad autorizzare un altro gruppo nuovo. Chiediamo che, se si deve ammettere lì la presenza del carbone, lo si faccia non affiancando un nuovo gruppo a due che risalgono a quarant’anni fa e che dimostrano la loro età, ma con gruppi completamente nuovi e precise condizioni, come per la copertura dei parchi carbone”.

Il braccio di ferro tra ragioni di tutela ambientale e ricadute occupazionali sono state al centro della decisione. “Tra le tante ipotesi in campo, abbiamo scelto una posizione che non preclude la possibilità di investimenti, guardando allo stesso tempo alle motivazione territoriali – commenta Claudio Burlando – Noi siamo convinti che questa ipotesi sia economicamente sostenibile. Certo, così si riducono i margini di guadagno, ma come ci confermano gli esperti interpellati ci sarebbero comunque buoni margini di utile con questa operazione più rispettosa dell’ambiente”.

L’amministrazione regionale, che ha registrato una vibrante spaccatura all’interno del Pd e si è fatta carico delle richieste dei comitati ambientalisti, cercherà di trattare sul ridimensionamento delle emissioni inquinanti. Su questo argomento, comunque, la negoziazione è aperta. Più difficile il confronto sul progetto, che Tirreno Power pare non voler stravolgere, almeno per mantenere continuo il livello di produttività energetica.

Così come profilata dalla giunta regionale, l’ipotesi progettuale farebbe probabilmente storcere il naso alla dirigenza aziendale, da sempre ferma nel vagliare il ritorno dell’investimento che sulla carta supera il milione di euro. Una dozzina di anni di lavori, poi, non verrebbero accettati da Tirreno Power senza garanzie sui parametri di produzione. Ma sotto questo aspetto gli occhi sono puntati alla riunione di questa mattina.

“Abbiamo ragionato con serietà e rigore, ascoltando tutte i soggetti coinvolti, dagli enti locali ai cittadini ai sindacati – afferma il presidente regionale – La nostra è una posizione equilibrata. E’ evidente che l’impresa metta sul tavolo il progetto più vantaggioso per sé. Chiediamo però all’azienda di valutare con massima attenzione la nostra proposta. La giunta ha discusso a lungo e ne è uscita fuori una delibera unanime molto dettagliata”.

“Siamo convinti che per difendere tutti gli interessi legittimi in gioco questa ipotesi sia buona – conclude Burlando – Ce lo confermano anche i diversi specialisti del settore, con lunga esperienza, che abbiamo interpellato: si tratta di un’ipotesi che mantiene il vantaggio economico per l’azienda”.

“A questo si vanno ad aggiungere – spiega l’assessore regionale all’ambiente, Renata Briano – una serie di prescrizioni condizionanti rispetto all’intesa, per gestire il miglioramento del transitorio. A partire dalla copertura, entro tre anni, dei parchi carbone, una migliore movimentazione del carbone stesso che permette una riduzione delle polveri, il controllo pubblico a spesa dell’azienda sugli inquinanti di particolare preoccupazione. Infine un parere dell’Istituto Superiore di Sanità e del Ministero della Salute, sia sulla situazione attuale, sia su quella successiva, cioè un monitoraggio in continuo. Fra le prescrizioni, anche la riduzione dei consumi idrici, la desalinizzazione dell’acqua di raffreddamento e di depurazione e l’ utilizzo, per la realizzazione delle opere, di imprenditoria e manodopera ligure e produzione di energia da fonti rinnovabili come compensazione”.