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Cronaca

Nucleare, Piano nazionale contro incidenti: Liguria area a rischio

Liguria. L’incubo nucleare che sta attraversando il Giappone e di riflesso tutto il mondo, non solo ha scatenato il dibattito sul futuro del nucleare in Italia ma ha anche riportato in auge il “Piano nazionale delle misure protettive contro le emergenze radiologiche”.

Il piano, predisposto nel 1987 dopo l’incidente di Chernobyl e rivisto poi nel marzo del 2010, è attivato dal Dipartimento della Protezione Civile in caso di un incidente “estremamente gravoso” ad una delle centrali che si trovano in un raggio di 200 km dal confine nazionale, con particolare riferimento ai due impianti più vicini, Krsko in Slovenia e St.Alban in Francia. Se dovesse verificarsi un incidente in Slovenia, infatti, le misure di sicurezza interesserebbero tutta la popolazione del nord est e di buona parte dell’Emilia Romagna; se, invece, il problema dovesse verificarsi nell’impianto francese, le misure scatterebbero per gli abitanti del nord ovest, di Liguria, Valle d’Aosta, Piemonte, e parte della Lombardia. Questo solo in caso di quello che al Dipartimento definiscono lo “scenario peggiore”, condizioni cioè più estreme rispetto a quanto sta accadendo in Giappone: un incidente “severo”, classificabile come livello 6/7 della scala Ines dell’Aiea (Fukushima è considerato di livello 5), condizioni meteorologiche sfavorevoli, con venti che spingono la nube radioattiva sull’Italia, la rottura del guscio di contenimento in cemento armato che avvolge il contenitore del combustile. Obbligo di rimanere al chiuso e somministrazione di iodi permetterebbero, secondo gli interventi prioritari del Piano, di “evitare conseguenze sanitarie significative sulla popolazione”.

Dalle Regioni italiane intanto è arrivato un no quasi unanime al nucleare. Liguria, Emilia Romagna, Marche, Basilicata, Toscana, Molise, Puglia, Umbria, Calabria, Sicilia, Sardegna, Valle d’Aosta e Provincia di Bolzano hanno dato parere negativo al decreto legislativo del governo che riguarda i criteri di localizzazione degli impianti nucleari e dei depositi di rifiuti, corretto dopo i rilievi della Corte costituzionale. Lombardia, Piemonte, Campania e Veneto hanno dato parere favorevole, subordinato all’accoglimenti di una serie di emendamenti.