Milano al top e il Sud giù, province più competitive se puntano sullo sviluppo umano (Genova 32ma) - Genova 24
Economia

Milano al top e il Sud giù, province più competitive se puntano sullo sviluppo umano (Genova 32ma)

marta vincenzi

Non solo differenti dotazioni infrastrutturali e parametri di crescita economica. A incidere sul divario tra Nord e Sud c’è anche la mancanza di opportunità di accesso alle risorse, al lavoro, alla conoscenza: l’impossibilità cioè per l’individuo di sviluppare appieno le proprie potenzialità. Così in molte province del Mezzogiorno, mentre precipita a picco l’indice di sviluppo umano, aumenta la sfiducia nella governance locale e la sensazione di doversela cavare da soli finisce col prevalere sul senso di appartenenza alla comunità. Questa la fotografia scattata dal Rapporto sullo sviluppo umano e sulla competitività socioeconomica dei territori, realizzato da ‘Tecnè’, calcolando l’indice ‘T-Values’ che misura la competività dei territori sulla base di variabili economiche e sociali legate alla qualità dello sviluppo umano.

La ricerca coniuga due aspetti: il clima sociale e lo sviluppo umano. Il primo è collegato a indicatori su qualità della vita, dinamismo, capitale sociale, governance. Il secondo alla crescita economica, opportunità (come l’accesso alle professioni), innovazione, e infine all’indice di sviluppo umano prodotto da Tecne’.

La graduatoria complessiva che emerge dal rapporto (visibile sul sito www.tecne-italia.it) immortala il gap tra Nord e Sud: sulle 110 province, prima in classifica è quella di Milano, seguita da Bologna, Modena, Bolzano, Parma, Reggio Emilia, Bergamo, Monza, Vicenza e Pordenone. Fanalini di coda, invece, Caserta, Enna, Foggia, Carbonia e Crotone, in fondo all’elenco.

Se bisogna scendere fino al 65esimo posto per trovare la prima provincia più a sud (Chieti), dall’82esimo in poi è una lista di province del Meridione. Ottimi, invece, i risultati delle aree del Centro, in particolare della Toscana e dell’Emilia Romagna. Ed è proprio il senso di appartenenza, la fiducia nella comunità a rendere i territori più competitivi.

“Il primato della Provincia di Milano non è dato solo dal livello di innovazione ma anche dalla facilità con cui, ad esempio, si può accedere ai percorsi di carriera: c’è la consapevolezza di essere una comunità e di avere una dotazione di risorse”, commenta Carlo Buttaroni, presidente di Tecnè e sociologo. Soddisfatto del podio è il presidente della Provincia di Milano Guido Podestà: “I riscontri dell’indagine condotta da Tecnè non solo confermano il ruolo trainante per l’economia italiana di un territorio capace, pure negli anni della crisi globale, di concorrere per il 10% alla formazione del Pil nazionale ma accreditano pure l’innovazione come elemento fondamentale del Dna di Milano e del milanese nonostante la delocalizzazione intrapresa da multinazionali del calibro Nokia e Siemens”.

“La sezione della ricerca che attribuisce al nostro territorio il primato nella valorizzazione delle risorse – prosegue – ci induce, inoltre, a ritenere il Patto per il lavoro definito da Marco Biagi, il giuslavorista massacrato dalle Brigate Rosse del quale il 19 marzo scorso ricorreva l’anniversario della scomparsa, uno strumento efficace per contrastare le congiunture sia con gli ammortizzatori sociali (60 milioni di ore nel 2009, 80 nel 2010) sia attraverso una flessibilita’ anticiclica. Credo, infine, che la modernizzazione del territorio avviata con l’apertura dei cantieri di Pedemontana, Brebemi e, prossimamente, Tem si rivelerà il segreto del successo di Expo 2015”.

Anche sulla virtuosa performance dell’Emilia Romagna, che ha ben 4 province nella top ten, sembra incidere la forte fiducia che si nutre verso il sistema e la comunità: “meglio di altre regioni riesce a coniugare il clima sociale e la dotazione infrastrutturale – osserva il presidente di Tecnè – In alcuni casi il clima sociale sembra trainare la dinamicità del territorio innestando un meccanismo virtuoso: così chi studia a Bologna o Parma non ha come obiettivo quello di trasferirsi perché ha fiducia nel territorio e nella governance”. Se la valutazione della governance locale è strettamente legata ad altri indicatori, come quelli sulla qualità della vita e sul capitale sociale, il dinamismo sociale e la fiducia economica non risultano andare di pari passo con le altre variabili.

E’ così che province agli ultimi posti in classifica, come la stessa Crotone, Trapani (101esima), Salerno (76esima), e Messina (100esima) si collocano alle prime posizioni per dinamismo sociale. Il presidente della Provincia di Crotone, Stanislao Francesco Zurlo, spiega la maglia nera del suo territorio con la difficile “situazione economica che parte da lontano ed è stata amplificata dalla crisi: dopo la deindustrializzazione, il fallimento del contratto d’area, la nostra posizione è pesantissima.

La cassa integrazione e la disoccupazione, specialmente giovanile, è altissima”. Zurlo conferma che però nell’opinione pubblica non manca una generale speranza di rivincita: “C’è un’aspettativa rispetto alle operazioni di bonifica dei siti industriali, alle possibilita’ che vengono dal porto e dell’aeroporto – prosegue Zurlo – C’è un fermento culturale anche se, anche a causa dei tagli agli enti locali, è difficilissimo dare risposte”. I cittadini, insomma, non si abbattono, cercano una soluzione anche se in contesti territoriali penalizzati da deficit economici: ma la fiducia non è nelle istituzioni quanto in sè stessi. “Alle province in fondo alla graduatoria mancano le infrastrutture – sottolinea il presidente di Tecnè – questo è il deficit forte.

Ma manca anche la fiducia nei sistemi di governance, prevale il cavarsela da soli e viene meno il senso di appartenenza a una comunità solidale. Un meccanismo involutivo che difficilmente consente di misurarsi con la globalizzazione perché solo una comunità solidale e coesa si apre all’esterno”. Secondo il presidente della Provincia di Crotone, “è innato nei meridionali, anche per motivazioni storiche, vedere lo Stato come un’entità di cui non si fa parte”. Un individualismo difficile da contrastare: “lavoriamo per rafforzare l’identità partendo ad esempio da aspetti semplici, come la gastronomia – afferma Zurlo – Vogliamo fare in modo che si ragioni come territorio, ma il lavoro è ancora lungo e difficile”. Succede poi che i giudizi degli intervistati siano molto più severi delle performance rilevate. I dati del Rapporto sullo sviluppo umano e sulla competitività socioeconomica dei territori, dicono che la provincia di Arezzo si posiziona più o meno a metà classifica (51esimo posto), ottenendo un buon indice ‘T-Values’ eppure la percezione della qualità della vita e della governance è ben al di sotto del risultato complessivo.

Il contrario capita per Lecce, dove i giudizi di opinione superano l’indice finale. La sfida è far in modo che la comunità si riconosca nella nuova identità che la città via via costruisce alla ricerca della innovazione e della crescita: un impegno che chiama in campo anche i Comuni, il livello di governo più vicino ai cittadini.

“Per aumentare lo sviluppo umano bisogna cercare di portare avanti il senso di comunità e riorientare allo stesso tempo le risorse verso le nuove opportunità, le nuove dinamiche urbanistiche e sociali”, osserva Marta Vincenzi, sindaco di Genova (territorio che nella classifica delle Province si attesta in 32esima posizione). “In una società statica e anziana non sempre si raccoglie un consenso immediato verso queste azioni ma bisogna comunque andare avanti in questa direzione perché anche questa è competitivita’”, aggiunge. “A Genova abbiamo molto puntato sull’innovazione, sul dinamismo del territorio – sottolinea – Abbiamo puntato a un’identità legata a un marchio, alla città che cambia e si trasforma. Abbiamo puntato sulla capacita di esprimere ricettività verso tecnologie, multinazionali, creatività, sviluppo, capacità imprenditoriale, ricchezza architettonica, eventi internazionali, reti infrastrutturali forti”.

“La percezione di tutto ciò ha a che fare con la politica, con il giudizio degli investitori e degli utilizzatori della citta’, ma soprattutto con i cittadini – conclude Vincenzi – Bisogna far crescere la comunità e farla riconoscere in questo nuovo marchio della città”. L’elemento di novità del rapporto di Tecnè è proprio il calcolo dell’indice dello sviluppo umano nel solco della metodologia usata dall’Agenzia dello Sviluppo delle Nazioni Unite.

“Una metodologia – spiega il docente universitario di Economia dello sviluppo, Salvatore Monni, che ha collaborato alla ricerca – che in questo caso è stata applicata alle province italiane per ottenere un indicatore in grado di misurare la competitività attraverso lo sviluppo e non solo attraverso la crescita”. “A questo si aggiunge poi il lavoro di interviste sul clima sociale e i giudizi sulla governance locale”, precisa Monni.

E’ stato infatti contattato, tra novembre scorso e febbraio di quest’anno, un nutrito campione della popolazione del comune capoluogo e degli altri comuni della provincia.