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Politica

Marta Vincenzi:”Mi ricandido solo se si parla di contenuti e non di alleanze”

Il sindaco Marta Vincenzi, ospite alla trasmissione di La7 Otto e Mezzo, condotto dalla giornalista Lilli Gruber, ha confermato la sua intenzione di candidarsi alle prossime elezioni amministrative. Marta Vincenzi, che ha dimostrato negli anni sempre una certa ritrosia e distanza dai giochi di partito (e il recente caso che l’ha portata a inserire nella sua giunta un uomo del centrodestra è stato l’ennesimo esempio) pone una condizione chiara e precisa:”Lo faccio solo se ci si confronta sui contenuti e non sulle alleanze”.

La conferma della sua candidatura, in barba dunque alla pratica delle primarie che hanno riscosso successo a Torino, dopo le brutte esperienze napoletane, non stupisce e non sorprende. Marta Vincenzi, durante la trasmissione, ha avuto modo di toccare altri temi, soprattutto legati al federalismo.

Ha dichiarato che non introdurrà nessuna nuova tassa:”Innanzitutto perché non è ancora chiaro cosa possiamo fare. Potremmo introdurre la tassa di soggiorno, cosa che non farò perché voglio che Genova continui ad accrescere il numero dei turisti che la stanno venendo a visitare. Oppure potremmo mettere delle tasse di scopo cui non voglio ricorrere”.

Il sindaco ha inoltre espresso giudizi negativi sul federalismo municipale approvato oggi dal Governo, facendo intendere che rappresenta più una mossa di marketing della Lega Nord che che una riforma vera e propria.

Durante la trasmissione, infine, Marta Vincenzi non si è sottratta alla domanda – molto tipica nei talk show di queste settimane – sul caso Ruby. Le valutazioni del sindaco sono state inequivocabili:”Sono sconcertata. Ogni volta che mi confronto con chi ha il mio stesso impegno in altre città d’Europa, capisco che ovunque stanno vivendo un momento di affanno, tutti abbiamo gli stessi problemi, ma da noi c’è un dato diverso, in certe circostanze c’è da vergognarsi di questo paese, e soprattutto del modo in cui la selezione della classe politica è effettuata. Il caso Ruby è l’emblema di un degrado“.

Brillante, decisa, senza troppi cambiamenti nell’atteggiamento anche se era davanti a telecamere nazionali e non a taccuini dei media genovesi. Certo, un appunto vorremmo farglielo, quando parla di Genova preferiremmo smettesse di dire “la mia città” e cominciasse a dire “la nostra città”.