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Legambiente, “La stagione del cemento non termina mai”: Cogoleto esempio emblematico

Genova. Nuovi centri commerciali, trasformazioni di aree da industriali a residenziali, aggressioni alle colline e sanatorie. Di tutto questo si è parlato durante la conferenza stampa organizzata da Legambiente, in cui sono stati portati ad esempio i quattro casi più emblematici di una scorretta gestione del territorio, cioè Brugnato, Cogoleto, Alassio e Dolcedo

“La stagione del cemento non sembra arrestarsi e i progetti che incalzano nella nostra regione ne sono la conferma”. Lo hanno affermato Stefano Sarti, Presidente di Legambiente Liguria e Roberto Della Seta, parlamentare del Pd ed ex presidente nazionale di Legambiente.

Per quanto riguarda la Provincia di Genova, è stato affrontato il caso di Cogoleto. “La speculazione che rischia di abbattersi vede interessata l’area della Tubi Ghisa. Speculazione sulla quale si sta giocando anche la corsa alla poltrona di sindaco per la prossima legislatura. Qui è previsto un intervento, ben voluto da Luigi Cola, che porterà alla costruzione di quasi seicento alloggi per 174mila metri cubi di cemento per 1.500 nuovi abitanti – spiegano – Un insediamento che porterebbe ad un aumento dei residenti di quasi il 15% (da 9.000 a 10.500). Una vera colata di cemento che cancellerebbe la possibilità di mantenere aree industriali da riqualificare con attività produttive e servizi attenti alla green economy”.

Per Roberto Della Seta, parlamentare del Pd ed ex presidente nazionale di Legambiente “Il caso di Cogoleto, già simbolo delle tante fabbriche dei veleni disseminate per l’Italia e dove ora c’è chi vorrebbe trasformare la città in un unico, diffuso, ecomostro, è l’ennesima dimostrazione dell’insistenza su una strada sbagliata, perché la Liguria ha già pagato prezzi altissimi per una idea di sviluppo basata sull’equazione  ‘più cemento uguale più ricchezza’ – spiega – Questa equazione è sbagliata, lo era ieri e lo è tanto più oggi: continuare a consumare territorio vuol dire infatti aumentare i rischi legati al dissesto idrogeologico e tagliare  le gambe alla tutela  e valorizzazione della qualità ambientale come fattore irrinunciabile di uno sviluppo duraturo”.