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Economia

Legambiente: Genova maglia nera nell’edilizia scolastica

Genova. Genova maglia nera nell’edilizia scolastica, per quanto concerne manutenzione, sicurezza ambientale e investimenti sulle pratiche ecocompatibili. A dirlo l’ultimo rapporto di Legambiente ”Ecosistema scuola 2011” che fotografa il capoluogo ligure agli ultimi posti delle classifiche stilate dall’associazione, in un quadro generale in cui il 36% degli edifici scolastici italiani è in situazione di emergenza e la percentuale delle scuole che necessita di interventi di manutenzione straordinaria non ha fatto registrare variazioni positive negli ultimi anni.

Sul fronte degli investimenti per la manutenzione straordinaria, è proprio Genova a sfigurare come città capoluogo di regione: è quart’ultima, al 79° posto, nella graduatoria delle scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di primo grado secondo il livello di qualità dell’edilizia scolastica. Anche per quanto riguarda le buone pratiche, cioè investimenti in servizi e pratiche ecocompatibili, Genova è nuovamente in fondo alla classifica, nelle ultime dieci posizioni. Al contrario, nella graduatoria dei Comuni dove il livello di attenzione sulla qualità dell’edilizia scolastica è più basso, la Superba è dodicesima, nella parte alta della classifica.

I dati del rapporto di Legambiente restituiscono ancora una volta la difficoltà degli enti locali a tenere in piedi un patrimonio edilizio vetusto, costruito nel 65% dei casi prima del 1974, anno dell’entrata in vigore dei provvedimenti per le costruzioni localizzate in aree sismiche. Ed è proprio la messa in sicurezza antisismica delle scuole costruite prima degli anni ’70 a rappresentare una delle emergenze cui far fronte, dal momento che oltre il 50% dei 42.000 edifici scolastici italiani si trova tuttora in area a rischio sismico, il 9% è a rischio idrogeologico, meno del 50% degli edifici possiede il certificato di collaudo statico e solo il 10,14% è costruito secondo criteri antisismici.

Secondo l’indagine, tuttavia, quasi nella totalità degli edifici vengono fatte prove di evacuazione, più del 90% ha le porte antipanico, ma la certificazione di prevenzione incendi è solo nel 35,4% e le scale di sicurezza sono presenti in poco più del 50%. Oltre a non essere in sicurezza, le scuole italiane non monitorano neanche il rischio ambientale: malgrado la legge 257 del 1992 richieda alle regioni il censimento degli edifici in cui siano presenti strutture in amianto e che gran parte degli edifici scolastici siano stati edificati nei decenni in cui veniva utilizzato per costruire, ben il 18% dei Comuni non fa il monitoraggio delle strutture in amianto. Stesso discorso per il radon, che viene monitorato solo dal 30% delle amministrazioni mentre sono assolutamente sottovalutati i rischi derivanti dalla vicinanza ad elettrodotti, monitorati solo dall’11% dei comuni e presenti in una percentuale del 3,4%. Quasi il 17% degli edifici si trova invece a meno di 5 Km da industrie e il 10,5% a meno di un km da fonti di inquinamento acustico. 15% è la percentuale degli istituti che si trovano in prossimità di antenne per i cellulari, mentre solo il 4% degli edifici si trova vicino a emittenti radio televisive.

Una battuta d’arresto e uno scarso investimento da parte delle amministrazioni, denuncia ancora il rapporto di Legambiente, si riscontra anche nelle buone pratiche, relative all’innovazione strutturale e la sostenibilità gestionale degli edifici. Se è vero, infatti, che la raccolta differenziata è ormai una buona pratica diffusa nella maggior parte delle scuole, è conclamato che da anni la percentuale delle scuole che la pratica è ferma all’80%. Lenta anche la crescita del biologico nelle mense dove, anche se all’87% vengono serviti prodotti biologici, solo l’8,66% offre cibi interamente bio, mentre il resto delle mense dichiara di utilizzare una percentuale intorno al 54% di prodotti biologici. Rimane interessante, invece, il trend positivo sul risparmio energetico con la crescita nell’arco di quattro anni delle scuole che utilizzano fonti di illuminazione a basso consumo da 46,5% a più di 63% e quelle che utilizzano energia da fonti rinnovabili, giunte a più dell’8%.

“Nonostante i proclami governativi, attendiamo la pubblicazione dell’Anagrafe scolastica, in sospeso da quindici anni, per avere un quadro preciso delle condizioni in cui versano gli edifici scolastici in Italia – ha dichiarato Vanessa Pallucchi, responsabile scuola e formazione dell’associazione ambientalista – La scarsità e la discontinuità delle risorse finanziarie non sono il nodo principale dell’uscita da questo stallo, lo è invece la possibilità di lavorare su una programmazione e pianificazione a medio e lungo termine, che dia modo di analizzare i bisogni del patrimonio edilizio scolastico nazionale nella sua complessità ed interezza”.