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Cronaca

Genova, emergenza profughi: botta e risposta in consiglio comunale

Genova. “Quello che abbiamo in mente sono piccoli centri di accoglienza, non particolarmente impattanti, distribuiti sul territorio di tutti i nove municipi, nei quali sistemare al massimo 70 persone in condizioni dignitose, con bagni e docce. Ma non possiamo ancora indicarle perché non sappiamo quante persone arriveranno, né di che età: un conto infatti è offrire ospitalità ad adulti soli, un altro a bambini o famiglie”. E’ questa la risposta dell’assessore al social housing del Comune di Genova, Bruno Pastorino, all’interrogazione sulla gestione dell’emergenza profughi presentata oggi in consiglio da alcuni consiglieri di entrambi gli schieramenti.

“I cittadini giustamente vogliono sapere e in anticipo dove saranno collocati i profughi, distinguendo tra loro e i clandestini – ha ribadito Lilli Lauro, consigliere Pdl – I tunisini in questi giorni hanno scalato palazzi e fatto atti di vandalismo nel centro storico. Ci vuole controllo e un censimento della polizia municpale per verificare dove sono o si stanno spostando i clandestini. Il momento è difficile, la conoscenza in questi casi è determinanate”.

L’assessore ha quindi puntualizzato: “La ritrosia non nasce da una mania di segretezza, ma dalla mancanza di notizie: il Governo non ha ancora detto quanti saranno. Domani finalmente i sindaci saranno ricevuti a Palazzo Chigi e giovedì il ministero degli Interni presenterà il piano di accoglienza alle Regioni – ha aggiunto – I Comuni hanno dato la loro disponibilità ma finora non si hanno certezze. Le strutture proposte saranno scuole, impianti sportivi e ricreativi, che hanno bisogno di minimi interventi di agibilità – ha concluso Pastorino – Saranno valutate anche strutture di proprietà pubblica non comunale perché tutti devono fare la loro parte”.

Dal capogruppo di Rifondazione Comunista in consiglio, Antonio Bruno, è arrivata anche un’altra proposta:
“Aalcune famiglie potrebbero accogliere i profughi, come successe negli anni ’60 dopo l’alluvione che devastò il Polesine. Il rischio baraccopoli viene eliminato se si allestiscono strutture idonee e si coinvolge anche la cittadinanza, su base volontaria, naturalmente”.